Secondo le accuse, negli anni era riuscito ad intascare un ricco bottino, mettendo le mani sul patrimonio di anziani e disabili e accumulando così una somma superiore ai 400mila euro. Rinviato a giudizio con la pesante accusa di peculato, giovedì è stato condannato in primo grado a nove anni. Al centro della vicenda, nota alle...

Secondo le accuse, negli anni era riuscito ad intascare un ricco bottino, mettendo le mani sul patrimonio di anziani e disabili e accumulando così una somma superiore ai 400mila euro. Rinviato a giudizio con la pesante accusa di peculato, giovedì è stato condannato in primo grado a nove anni. Al centro della vicenda, nota alle cronache, l’avvocato 46enne di Nonantola Stefano Borsari, che da sempre si dichiara innocente circa le accuse mosse nei suoi confronti. I parenti e nuovi amministratori di una decina di persone che seguiva appunto in qualità di amministratore di sostegno avevano puntato il dito contro il legale, accusandolo di essersi appropriato di tutti i loro beni senza provvedere alle spese per il loro sostentamento. Parliamo di un avvocato nominato da un giudice tutelare proprio per curare gli interessi di persone affette da infermità mentale o menomazione psichica, ma anche anziani che si trovavano nell’impossibilità di provvedere ai propri interessi. Erano state le stesse famiglie degli anziani ma anche i successivi amministratori ad accorgersi dei conti correnti in rosso, appunto, denunciando poi l’accaduto. Le appropriazioni sarebbero avvenute tra il 2007 e il 2012: tanti episodi che avrebbero portato alla fine nelle tasche del legale circa 400mila euro. Borsari, difeso dagli avvocati Guerini e Sgubbi è stato quindi ritenuto colpevole delle appropriazioni e condannato ieri a nove anni. "Trovo questa pena assolutamente sproporzionata rispetto alle lacune probatorie che sono emerse nel corso del dibattimento – afferma il legale Guerini –. Aspettiamo le motivazioni e proporremo sicuramente appello. Possiamo dire di essere molto amareggiati".

v.r.