Federico Scotta, 44 anni
Federico Scotta, 44 anni

Modena, 21 aprile 2019 - Una notizia attesa da lunghi anni. Da quando, in carcere con l’accusa di pedofilia, il reato più infamante, soprattutto per un genitore, Federico Scotta, 44 anni, sognava di poter gridare al mondo la sua innocenza. Oggi il suo nome è il primo nella lista dell’udienza di revisione del procedimento sui pedofili della Bassa modenese, fissata per il 20 maggio. La Corte d’Appello d’Ancona ha infatti accolto la prima istanza di revisione del processo, richiesto dall’avvocato Patrizia Micai.

Scotta come si sente?

«Quando l’ho saputo ho pianto e ho abbracciato l’avvocato Micai. A lei noi genitori dobbiamo tanto: l’aver seguito, passo dopo passo la vicenda, in tutti questi anni, con tantissima professionalità e umanità. Tornando alla sua domanda… beh mi sento bene, e confido che la giustizia possa veramente riscrivere questa assurda vicenda, che ha rovinato nove famiglie e sedici bambini».

Lei e sua moglie siete stati i primi a cui le assistenti sociali dell’Ausl strapparono i figli nel ‘97. E’ così?

«Sì, io e mia moglie Kanthed insieme a Francesca Ederoclite, che dal dolore per l’allontanamento della figlia Marta si lanciò dalla finestra tre mesi dopo l’inchiesta. A noi tolsero i nostri due piccoli, Elisa di tre anni e Mik di sei mesi, e Stella in sala parto. Quel giorno era il 17 luglio ’98, una data che non scorderò mai: appena nata la strapparono dalle braccia di mia moglie. A seguito del suicidio di Francesca, poi, accadde un fatto strano».

Ovvero?

«Mi tolsero i domiciliari, tornai in libertà, salvo poi finire in galera, alla Dozza, per undici anni con sentenza del 20 settembre 2000. Sono uscito nel 2011».

Ha mai più rivisto i suoi tre figli?

«Mai più, purtroppo, e so che non sono rimasti uniti, pur essendo fratelli sono stati ‘separati’ e affidati a tre diverse famiglie. Mia figlia Elisa, intervistata da Veleno, il podcast che ha portato nuove prove, si è lamentata di non aver mai più visto i fratelli».

Lei si è sempre proclamato innocente. Eppure c’erano accuse di abusi su Elisa e Mik, e su Marta, la figlia di Francesca.

«Falsità, gli abusi non furono mai provati. Il nostro perito, il medico legale Antonio Fornari di Pavia, smentì categoricamente gli abusi di cui parlava il perito del Tribunale di Modena, che messa di fronte all’evidenza dei fatti dichiarò che nelle bambine la verginità si può ricreare nel corso degli anni. Una ipotesi assurda, per nulla suffragata dalla medicina».

Cosa ricorda degli anni in carcere?

«Anni durissimi, ma sono sempre andato a testa alta, da innocente. Ho trascorso notti insonni a piangere, a farmi mille domande del perché fosse capitata una cosa simile».

Secondo lei, perché?

«Tanta inesperienza delle assistenti sociali dell’Ausl e di quanti hanno lavorato a questa vicenda. Noi genitori siamo stati da subito colpevolizzati. Nei nostri confronti non c’è mai stata alcuna presunzione di innocenza. Ricordo che ci sono state 24 assoluzioni».

Cosa si aspetta dalla revisione del processo?

«Noi genitori della Bassa modenese abbiamo diritto alla verità. Il fatto di non essere soli ci dà forza. A tanti altri genitori italiani è successa la nostra storia, raccontata in modo esemplare dalla fiction ‘Un amore strappato’. Stessi psicologi, stesse dinamiche».