JACOPO GOZZI
Cronaca

Pere, il grido dei produttori: "Danni e calamità naturali, ora le istituzioni ci aiutino"

Adriano Aldrovandi (Unapera): "Soltanto un anno fa abbiamo perso l’80% del raccolto. E’ un vero dramma, ma tutti i fondi a cui possiamo accedere sono insufficienti e inadeguati".

Pere, il grido dei produttori: "Danni e calamità naturali,  ora le istituzioni ci aiutino"

Pere, il grido dei produttori: "Danni e calamità naturali, ora le istituzioni ci aiutino"

Modena, 20 giugno 2024 – "Sono nato in mezzo ai pereti, vivo tra questi alberi e non ho alcuna intenzione di cambiare mestiere. Tuttavia oggi, come tanti colleghi, a causa del cambiamento climatico ho bisogno di aiuti concreti da parte delle istituzioni". È questo l’allarme di Adriano Aldrovandi (nella foto con Paolo Bruni), pericoltore carpigiano e presidente di Unapera. "Il nostro settore – denuncia Aldrovandi – vive una crisi nera da ormai dieci anni. A causa delle temperature massime sempre più elevate, le piante sono diventate più fragili e sensibili agli eventi calamitosi. Come se non bastasse, negli ultimi cinque anni abbiamo fatto i conti con diverse calamità: cimici e maculatura bruna nel 2019, gelo nel 2021, siccità nel 2022 e di nuovo gelo nel 2023. L’evento più catastrofico è stato il crollo delle temperature del 5, 6 e 7 aprile dell’anno scorso, che soltanto a Modena, ha distrutto tra l’80% e il 90% del raccolto". Il dramma per gli agricoltori, secondo Aldrovandi, nasce dal mancato riconoscimento dello stato di calamità, che rende impossibile accedere alle sovvenzioni. "Negli ultimi anni– prosegue il presidente di Unipera – le avversità biotiche e abiotiche hanno compromesso la produttività del pero con una variazione del -75% e una perdita totale quantificabile in 340 milioni di euro. Se negli anni precedenti c’era stata riconosciuta sempre la calamità naturale e potevamo beneficiare degli aiuti alle imprese agricole attraverso la legge 102, per quanto riguarda l’ondata di gelo del 2023 il ministro Lollobrigida ha dichiarato che non riconoscerà lo stato di calamità. Di conseguenza, tutti i fondi a cui possiamo accedere sono insufficienti e inadeguati". Secondo Aldrovandi, il settore della pericoltura è all’avanguardia, ma le calamità sono state talmente rapide da rendere inefficace qualsiasi contromisura.

"Attualmente – chiarisce Aldrovandi – ci troviamo di fronte a una serie di produttori che non vedono via d’uscita. Purtroppo, nonostante gli sforzi, le sfortune che si sono abbattute sul nostro settore sono state più veloci di noi. Adesso, la necessità più immediata sarebbe quella di cambiare il comparto delle piante. A tal proposito, la Regione ha fatto un provvedimento ad hoc che vede lo stanziamento di 70 milioni di euro per la realizzazione di frutteti protetti, tuttavia, se non arriva un ristoro immediato, il buco che abbiamo nel portafoglio non ci permetterà di accedere al fondo perduto". "Il sistema ortofrutticolo italiano – conclude Aldrovandi – non può fare a meno della pera e noi agricoltori non molleremo".