Modena, 3 novembre 2018 - Dai vari reati per cui la famiglia Bianchini è stata condannata nel processo Aemilia - tra cui il concorso esterno in associazione mafiosa per Augusto Bianchini - i giudici hanno tolto quello ambientale relativo all’utilizzo di materiale contenente amianto in alcune opere di ricostruzione post terremoto.

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Una decisione che, di conseguenza, ha portato il collegio di magistrati a respingere le richieste di risarcimento delle parti civili collegate a questo reato. In cima alla lista dei delusi ci sono i 21 commercianti di San Felice sul Panaro riuniti nel consorzio Ricommerciamo: avevano chiesto quasi 2 milioni di euro, dalla sentenza di primo grado non avranno un euro e la loro unica speranza è ricorrere in appello.

«Siamo molto stupiti e delusi dalla decisione dei giudici – dice il commerciante Simone Tonini di San Felice che all’epoca dei fatti era presidente del consorzio – quello che abbiamo subito è stato un abominio».

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La richiesta di 1 milione e 900 mila euro, per tutti i 21 negozianti, si basa sul calcolo del guadagno perso a causa dell’interruzione dei lavori per realizzare i nuovi negozi al posto di quelli originari gravemente danneggiati dal terremoto. «Dovevamo riaprire a dicembre del 2012, sarebbe stato il Natale della nostra ripartenza ma quando è stato trovato l’amianto si è bloccato tutto e abbiamo aperto solo a giugno del 2013».

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All’indomani del terremoto molti commercianti di San Felice si sono trovati senza sede. Non si sono persi d’animo, hanno costituito il consorzio Ricommerciamo e hanno individuato piazza Italia come sede dove costruire i nuovi negozi e ripartire.

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Le procedure sono andate avanti a tempo di record, i lavori sono iniziati nel settembre del 2012: ma ancora prima che le ruspe iniziassero a scavare furono trovate tracce di amianto nel materiale che la Bianchini Costruzioni aveva depositato per le opere di urbanizzazione. Quando l’Arpa confermò la presenza di amianto il cantiere venne posto sotto sequestro dall’autorità giudiziaria e i lavoriripartirono solo dopo diversi mesi.

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Il risarcimento di quasi due milioni di euro è stato calcolato dai commercianti assieme al loro avvocato relativamente ai mesi di guadagno persi considerando i fatturati sia ante che post terremoto.

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«Abbiamo subito un grave danno e aspettiamo le motivazioni della sentenza per capire perchè il reato ambientale è stato tolto» spiega Tonini che racconta: «A distanza di 6 anni dal terremoto non siamo ancora riusciti a risollevarci. A San Felice ci sono ancora molti cantieri di ricostruzione, tanta gente è andata via e sono cambiate le priorità delle persone. Andiamo avanti ma è difficile».