Modena, 2 novembre 2018 - "Mi sento sollevato per i miei familiari, soprattutto per i miei figli, due dei quali assolti, e sono certo che in Appello dimostreremo anche la mia estraneità ai rapporti con la mafia». L’avvocato Giulio Garuti si fa portavoce di Augusto Bianchini, l’imprenditore di San Felice condannato mercoledì a 9 anni e dieci mesi per concorso esterno in associazione mafiosa, a causa dei suoi rapporti - documentati dalla sentenza di primo grado - con la cosca e in particolare con il boss Michele Bolognino, ora detenuto al regime di 41 bis. Secondo i giudici, Bianchini aveva arruolato nei suoi cantieri - ottenuti grazie alla sua vicinanza al clan -gli uomini di Bolognino accaparrandosi gli affari della ricostruzione post sisma.

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«Siamo soddisfatti per il proscioglimento di Nicola e Alessandra Bianchini – spiega Garuti, difensore dei Bianchini insieme all’avvocato Simone Bonfante – Anche per Alessandro la pena è stata ridimensionata rispetto alle richieste dei pm (condanna a 3 anni) e non sarà espiata. Siamo contenti a metà per la moglie, Bruna Braga (pena di 4 anni) poiché nei suoi confronti è caduta l’accusa pesante di concorso esterno in associazione mafiosa. Restano le false fatturazioni con Bolognino, fatti per altro ammessi. Per quanto riguarda Augusto, considerando che erano stati chiesti 15 anni e mezzo possiamo dire che è andata abbastanza bene e confidiamo di far cadere in Appello il concorso esterno in associazione mafiosa, riconosciuto fino a dicembre 2012, così come è già successo per la moglie. Bianchini, infatti, non era consapevole di chi aveva davanti. Sottolineo inoltre che ha beneficiato delle attenuanti generiche anche per il comportamento processuale». Invece per i giudici Bianchini, «attraverso i rapporti di lavoro con Bolognino e Giuseppe Pino Giglio, ha contribuito pur senza formalmente farne parte a rafforzare , conserrvare e realizzare gli scopi dell’associazione mafiosa».

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La sentenza (VIDEO) ha acclarato anche il rapporto tra Bianchini e Giulio Gerrini, l’ex capo dell’ufficio tecnico del Comune di Finale Emilia (condannato in via definitiva dalla Cassazione per abuso d’ufficio nell’ambito della stessa inchiesta scegliendo il rito abbreviato), da cui l’imprenditore di San Felice otteneva appalti illecitamente. Bianchini ha subito la confisca di tutti i beni, aziende e mezzi, una confisca che sarà sospesa così come la pena fino a quando la sentenza non sarà definitiva. L’azienda Bianchini Costruzioni Srl è ferma ormai da anni, da quando Bianchini fu arrestato e i beni furono sequestrati: oggi può contare sulla pensione, sul lavoro della moglie e dei figli.