Pasquale Concas e la prostituta uccisa Arietta Mata
Pasquale Concas e la prostituta uccisa Arietta Mata

Modena, 16 gennaio 2019 - Due vite spezzate all’improvviso, due donne accomunate da storie diverse e difficili ma, a quanto pare, da un unico terribile destino: l’incontro con lo stesso assassino. È indagato anche per il presunto omicidio dell’ex avvocato civilista Elena Morandi il 50enne sardo Pasquale Concas, per il quale la procura ha chiesto il rinvio a giudizio per l’efferato delitto a scopo di rapina della prostituta ungherese Arietta Mata, avvenuto il 21 gennaio 2018 a Castelfranco e già condannato per omicidio.

Nel 1994, a Olbia, il ‘seriale’, infatti, uccise un’anziana dopo averla rapinata. Elena Morandi, 56 anni, era stata trovata morta a settembre 2017 all’interno del proprio appartamento, in camera da letto, apparentemente soffocata dal fumo di un incendio. Ma da subito gli uomini della squadra mobile, all’epoca diretta da Marcello Castello, avevano disposto sopralluoghi nell’appartamento di via Boccabadati.

Quel rogo divampato pare per la caduta di un mozzicone di sigaretta e che poi aveva attecchito alle lenzuola, aveva destato negli investigatori e nella magistratura inquirente non pochi sospetti. Le indagini, così, sono proseguite nel più stretto riserbo ma l’unico nome iscritto nel fascicolo degli indagati è sempre stato quello di Pasquale Concas, che aveva una relazione con la vittima e che ancora non è stato raggiunto da avviso di garanzia. Dalle intercettazioni e dall’analisi delle celle telefoniche sarebbe emerso come il sardo 50enne ben conoscesse la donna. Si erano incontrati, Concas ed Elena, qualche mese prima del decesso della donna in un bar di Vaciglio e proprio lì era iniziata la loro frequentazione. Una relazione tra due persone che, in quei mesi, avevano condiviso sofferenze e pensieri legati ad una trascorso difficile. La cella telefonica, il giorno stesso in cui la 56enne era stata trovata morta, indicava come il sardo si trovasse in sua compagnia. L’uomo, interrogato successivamente in merito alla morte dell’avvocato, alla presenza dei propri legali aveva confermato la sua presenza nell’abitazione nel pomeriggio (la vittima era deceduta durante la notte) ma aveva categoricamente negato il suo coinvolgimento nel decesso della donna.

La procura, in merito, aveva conferito l’incarico ai periti per effettuare accertamenti tecnici irripetibili sui telefoni utilizzati dall’indagato e sul Gps. Dalle indagini era infatti emerso come l’uomo l’avesse contattata («l’ho chiamata per farmi aprire la porta», avrebbe detto) e successivamente incontrata quel giorno; l’ultimo della sua vita. Tra le ipotesi degli inquirenti quella di un innesco architettato dall’indagato per sprigionare il rogo e scattato ore dopo. Ipotesi confutata con forza dalla difesa di Concas, rinchiuso in carcere. Elena Morandi per anni aveva svolto la professione di avvocato civilista poi aveva deciso di ritirarsi per restare accanto all’anziana madre, deceduta anni fa. All’improvviso l’incontro con quell’uomo, originario di Osilo (Sassari) e magazziniere al Nordiconad, in città da tre anni e dal passato oscuro di cui non è chiaro se la donna fosse a conoscenza. All’improvviso, la notte del 24 settembre 2017, quelle fiamme sprigionate, forse, dal suo assassino.

Intanto, sul fronte giudiziario, la posizione di Concas è ‘congelata’. Nei confronti dell’uomo, infatti, è arrivata dalla procura la richiesta di rinvio a giudizio per omicidio a scopo di rapina legato al delitto della prostituta ungherese Arietta Mata. I suoi legali, però, gli avvocati Marco Pellegrini e Roberto Ricco, in sede di udienza prliminare si sono visti accogliere dal gup Andrea Romito le istanze presentate e alle quali hanno condizionato la richiesta di rito abbreviato. Il 21 gennaio sarà conferito incarico al perito genetista per analizzare un capello rinvenuto sul luogo del delitto e datare le macchie di sangue trovate sul corpo e al perito trascrittore al fine appunto di trascrivere le intercettazioni telefoniche di altri soggetti stranieri. Le perizie sono volte a confutare o convalidare elementi emersi nel corso delle indagini. Secondo le indagini della mobile, coordinate dal pm Katia Marino, Concas avrebbe prima soffocato, strozzandola, la 24enne per poi abbandonare il corpo della vittima sulle rotaie.