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19 giu 2022

Provvedimento pensato male e gestito peggio

19 giu 2022
francesco
Cronaca

Francesco

Lamandini*

Raramente nella storia repubblicana abbiamo visto un provvedimento di tale vastità e di tale importanza pensato così male e gestito peggio. Un bonus edilizio che vale almeno 35 miliardi di euro, che avrebbe dovuto servire e serve a rimettere in moto tutta la filiera edilizia e a rendere i nostri edifici meno energivori e più sicuri sta velocemente diventando un incubo per tanti e un enigma per altri. Oggi, paradossalmente, si può dire che il super bonus sia vittima del proprio successo e paghi l’accoglienza ricevuta da chi ha voluto contribuire a migliorare il nostro vetusto patrimonio edilizio. Infatti, lo Stato ha messo in campo una decina di cambiamenti legislativi e fiscali nei primi diciotto mesi di vita del super bonus, con una continua rincorsa ad aggiustare il provvedimento in corso d’opera per limitarne l’uso. Poi. ha evitato di programmare in modo trasparente lo sviluppo cronologico, illudendo che la scadenza finale della detrazione fiscale del 110% fosse il 31 dicembre 2023. Data che avrebbe aperto alla possibilità di iniziare i lavori anche nel secondo semestre 2022 o addirittura nel 2023. Infine, dallo scorso novembre ha creato le condizioni per limitare e bloccare la cessione del credito: con conseguenza sulle banche che hanno raggiunto la loro capienza e che stanno rigettando nuove richieste; sulle ditte edili con i cantieri fermi per impossibilità di incassare i crediti fiscali; sui condominii pronti a partire ma con le ditte edili che non firmano i contratti per i motivi esposti. Cosa chiede il sindacato dei piccoli proprietari? Che il governo e il parlamento si prendano le proprie responsabilità, che in poche settimane chiariscano tutte le questioni riguardanti la cessione del credito, sblocchino i cantieri già avviati e diano garanzie sui cantieri che potrebbero partire nei prossimi mesi. Altrimenti avremo delle conseguenze disastrose sia per tanti cantieri avviati, sia per i cantieri già pronti che potrebbero non partire. E con la credibilità dello Stato a pezzi.

* Presidente di ASPPI Modena

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