«Un flash giallo verde blu, una scia luminosa sparita rapidamente». Descrive così, Marina Fortini, lo sciame luminoso visto la sera del 1° gennaio mentre si recava al Planetario di San Giovanni in Persiceto. «Pareva la carta stagnola riflessa al sole, la direzione nel cielo era nord- ovest», racconta davanti all’Osservatorio di Disvetro. Non è tuttavia l’unica ad averla vista. Esperta del settore, appassionata senza titoli ha comunque intuito che poteva trattarsi di...

«Un flash giallo verde blu, una scia luminosa sparita rapidamente». Descrive così, Marina Fortini, lo sciame luminoso visto la sera del 1° gennaio mentre si recava al Planetario di San Giovanni in Persiceto. «Pareva la carta stagnola riflessa al sole, la direzione nel cielo era nord- ovest», racconta davanti all’Osservatorio di Disvetro. Non è tuttavia l’unica ad averla vista. Esperta del settore, appassionata senza titoli ha comunque intuito che poteva trattarsi di un fascio di luce che precede la caduta a terra di un corpo celeste. «In pochi sanno – dichiara l’ex docente di Unimore, il geochimico Giampaolo Sighinolfi – che proprio Modena è una città particolarmente importante nella scienza delle meteore. Ad Albareto, a metà 1700, cadde una meteorite che fu la prima a entrare nella storia degli studi dei corpi celesti. In città, tra l’altro, in via Sant’Eufemia, si trova il Museo delle Meteorite, con pezzi di grande rilevanza scientifica, senza contare che l’istitutore dei figli del Duca di Modena scrisse un trattato».

Una città ricca di storia scientifica, dunque, ma fatto poco noto. Frammenti che raccontano l’antichissima storia della terra, come è accaduto ieri, a Disvetro, dove tanti cittadini incuriositi dalla notizia della meteora piombata al suolo hanno assistito in diretta alle lezioni dei ricercatori.

Il professor Serra ha mostrato un frammento di meteorite rinvenuta nel sud degli Urali, datata 4 miliardi di anni, composta di un materiale considerato il più antico del mondo. Lezioni stile Superquark, a ridosso dell’attivissimo Osservatorio Astronomico di Disvetro, che vanta la scoperta di ben otto meteore, di cui sette ‘battezzate’ con nomi della Bassa modenese.

Il presidente dell’Osservatorio, Mauro Facchini, era atteso dagli amici ricercatori, ma un impegno lo ha trattenuto altrove. Tuttavia è stato informato del rinvenimento dei due frammenti e si è detto «molto felice» per un fatto che non era assolutamente scontato, anzi. La gente, assiepata in zona, desiderosa di contribuire alla ricerca dei frammenti, ha posto anche domande curiose. «Se mai ci colpissero cosa accadrebbe?». Nella lunga storia delle meteore, «si registrano solo due casi di persone colpite, e purtroppo decedute: un frate inglese, e un uomo in una area deserta del Pakistan», racconta il dottor Sighinolfi, tranquillizzando i presenti.

Viviana Bruschi