di Paolo Tomassone All’ombra delle cupole del Tempio monumentale ogni giorno si costruisce un piccolo miracolo. Attraverso un metodo particolare, il Metodo Four, si dà la possibilità a chi ha disabilità di esprimere il proprio talento artistico. "Questa è l’unica scuola di musica che non ti prepara per un talent show; siamo contro il ‘cotto e mangiato’, qui si ritrova il tempo del pane, della lievitazione lunga" dice l’ideatrice Laura Polato, musicista e scrittrice, con alle spalle anni di studio in musicoterapia, di lavoro sul campo e di progetti realizzati, tra tutti la gestione in passato di un coro al Servizio psichiatrico di diagnosi e cura di Modena. Il progetto fa il suo esordio con 300 bambini di una scuola a Monza Brianza, poi si diffonde in altri...

di Paolo Tomassone

All’ombra delle cupole del Tempio monumentale ogni giorno si costruisce un piccolo miracolo. Attraverso un metodo particolare, il Metodo Four, si dà la possibilità a chi ha disabilità di esprimere il proprio talento artistico. "Questa è l’unica scuola di musica che non ti prepara per un talent show; siamo contro il ‘cotto e mangiato’, qui si ritrova il tempo del pane, della lievitazione lunga" dice l’ideatrice Laura Polato, musicista e scrittrice, con alle spalle anni di studio in musicoterapia, di lavoro sul campo e di progetti realizzati, tra tutti la gestione in passato di un coro al Servizio psichiatrico di diagnosi e cura di Modena.

Il progetto fa il suo esordio con 300 bambini di una scuola a Monza Brianza, poi si diffonde in altri istituti in diverse città italiane. Sulle fondamenta di questa esperienza nasce nel 2016 il progetto Four Ability, con il contributo di musicisti, artisti, educatori e insegnanti. Chi si iscrive al corso (prevalentemente giovani, ma la porta è aperta a tutti quelli che credono di avere un talento, dai 6 ai 90 anni) sa che deve raggiungere un risultato: "Che tu sia abile o diversamente abile non importa, l’importante è che se parti da zero un passo in avanti lo fai, fosse anche solo uno". ‘Four’ si basa sulla Pedagogia per il terzo millennio, un metodo interdisciplinare di educazione e auto-educazione, ideato da Patrizio Paoletti, nel quale la capacità relazionale viene messa al primo posto: "Puoi essere un genio – spiega Polato – ma se non hai questa capacità non ci interessa". Ecco perché l’associazione ha trovato la sua giusta collocazione in viale Caduti in Guerra, negli spazi di Arti al Tempio. In queste aule un tempo c’erano i bambini dell’asilo della parrocchia che disegnavano per terra e adesso si creano spazi preziosi per l’espressione artistica, la musica e la danza. È un terreno fertile per un metodo rigoroso con un fine molto nobile. C’è chi macina chilometri e chilometri in treno, come Alissa, giovane non vedente, che da Milano viene a Modena per perfezionare la propria voce in attesa di un concerto o di un evento appena il Covid concederà un po’ di tregua. Poi ci sono i ragazzi che consumano le bacchette a furia di colpi sulla grancassa, sul rullante e sul charleston. Oppure chi, come Jacopo, sta seduto al pianoforte con lo sguardo fisso sullo spartito perché vuole iscriversi al conservatorio e sa che la strada è tutta in salita. Maria Loreta, ragazza con la sindrome di Down, ha già realizzato il video ‘Mary la Regina’ e, con altri colleghi, sta progettando nuovi eventi che, per forza di cose, saranno trasmessi online. C’è anche chi si allena per ore con il flauto dolce come Luca, giovane affetto da leucomalacia periventricolare che lavora a un progetto di ‘ensamble’ assieme a Fabio Vetro, musicista, influencer e youtuber. La forza di questa realtà è, infatti, che non si rivolge soltanto ai diversamente abili, ma è aperta a tutti, senza distinzione, e si avvale di esponenti del mondo artistico e culturale che hanno raggiunto livelli di notorietà. Come, ad esempio, il professore all’università di Oxford Oliver Nowell che, assieme a Polato, ha dato vita a una startup.

Al Tempio, quando sarà passata l’emergenza, oltre ai progetti Four torneranno i bambini e i ragazzi di Danza Studio, con la classica, l’hip hop e la danza aerea. Proseguiranno i corsi di teatro e quelli della scuola pianistica, e torneranno le band di giovani e meno giovani che qui hanno spazi e impianti per provare e anche per registrare. Un "vero ecosistema", come spiega il presidente di Arti al Tempio, Angelo Santimone "che raccoglie realtà artistiche diverse, nessuno escluso. In un momento in cui tutta la socialità legata all’arte e agli spettacoli è amputata dal Covid, qui sopravvive una pianticella di speranza. Anche chi è più svantaggiato, trova qui lo spazio per andare avanti".