di Roberto Grimaldi "Potenzialmente eravamo pronti ad attrezzare gli ospedali contro una pandemia fin dal 2006. Io personalmente avevo anche condotto delle esercitazioni. Ma al Policlinico non ci hanno creduto fino in fondo e ci siamo fatti trovare impreparati". Chi parla è Daniele Giovanardi, ex direttore del Pronto soccorso del Policlinico di Modena, ora in pensione, che vuole portare la sua testimonianza su quello che accadde ormai 15 anni fa. "Era il 2005 – ricorda Giovanardi – Ad Haifa, in Israele, venne organizzato un seminario con i maggiori esperti mondiali. Il...

di Roberto Grimaldi

"Potenzialmente eravamo pronti ad attrezzare gli ospedali contro una pandemia fin dal 2006. Io personalmente avevo anche condotto delle esercitazioni. Ma al Policlinico non ci hanno creduto fino in fondo e ci siamo fatti trovare impreparati".

Chi parla è Daniele Giovanardi, ex direttore del Pronto soccorso del Policlinico di Modena, ora in pensione, che vuole portare la sua testimonianza su quello che accadde ormai 15 anni fa.

"Era il 2005 – ricorda Giovanardi – Ad Haifa, in Israele, venne organizzato un seminario con i maggiori esperti mondiali. Il tema era come si affronta una grande emergenza all’interno di un ospedale, prendendo tre casi di catastrofe: un evento traumatico di grandi dimensioni, come un attentato; un incidente nucleare e un allarme biologico, tra cui è compresa anche un’epidemia. Io mi trovavo là inviato dal ministro Sirchia e rappresentavo l’Italia. Al mio ritorno – continua GIovanardi – feci una pubblicazione, con tanto di fotografie, che serviva come manuale da adottare in caso di emergenza ospedaliera. La mandai a tutti i pronto soccorso d’Italia, a Modena, seguendo quel manuale, facemmo anche diverse esercitazioni. E a suo tempo mi sentii anche dire che stavo facendo perdere del tempo con cose inutili".

Il manuale, tra le altre cose, soprattutto in caso di epidemia, elencava il materiale che doveva essere stoccato e tenuto a disposizione: "Nel materiale erano ricomprese tute e mascherine in grande quantità. C’erano le istruzioni su come si organizza un triage all’esterno dell’ospedale, come si attrezzano sale operatorie e unità di terapie intensive in sovrappiù. Insomma, tutte cose che ci avrebbero aiutato molto, soprattutto all’inizio. Tenete presente – spiega Giovanardi – che a febbraio nel nostro pronto soccorso gli operatori lavoravano senza alcuna protezione e chi arrivava ospedale non trovava accessi differenziati per i sospetti infettati dal Covid". Un piano d’emergenza che, secondo Giovanardi, è stato snobbato e sottovalutato: "Chiesi il patrocinio del policlinico per la pubblicazione del manuale sull’emergenza intraospedaliera, ma mi venne rifiutato. Mi dissero che il materiale non era diretto alla nostra realtà e quindi non di interesse per l’Azienda... Se le amministrazioni ospedaliere continuano ad assolversi a prescindere – aggiunge l’ex primario – e bollano come polemica ogni proposta migliorativa, oppure rifiutano la democrazia e tacitano i medici, a farne le spese sarà alla fine proprio quel cittadino che si dvorebbe tutelare".

E Giovanardi come vive da esterno la lotta alla pandemia? "Già a marzo avevo chiesto di essere reintegrato in qualsiasi ruolo perché volevo, anche se da pensionato, fare la mia parte. Mi hanno risposto che di me non c’era bisogno. Perché? Non lo so. Sicuramente io sarei stato disposto a fare qualsiasi cosa. Ma non avrei esitato a far sapere che cosa per me non funzionava...".