Raul Bigi (foto Fiocchi)
Raul Bigi (foto Fiocchi)

Modena, 15 marzo 2019 - L’esatto opposto di quella sensazione del ‘buttarsi giù’ che Raul Bigi non nasconde aver vissuto quando per settimane e settimane è stato in isolamento nella Utm (Unità di Trapianto Midollo), lo ha portato per oltre due ore a centinaia e centinaia di metri sopra le nostre teste.

Lì, tra ‘termiche’ e ‘cumuli’ (tecnicismi da parapendisti), il 57enne di Montale ne ha trovati diversi di quei collegamenti che «cerco di fare per spronarmi ad essere comunque sempre attivo e positivo», a tre anni da quella sentenza, arrivata dopo comunissimi esami del sangue, «che era di condanna a morte»: la leucemia. Sette giorni fa Bigi ha potuto riaprire la vela, senza motore s’intende, per il volo libero a Monfestino (Serramazzoni), in una giornata che aveva un altissimo contenuto simbolico, per lui, a partire dal poter di nuovo vivere la sua grande passione, nata nel 1992 e coltivata fino a quando la malattia non ha condizionato un po’ tutto.

Il 57enne Raul Bigi

Non solo, Bigi è tornato a volare per la prima volta dopo un trapianto da donatore che gli ha ridato speranze confortate e alimentate dai gli esiti degli esami anche più recenti, ottenendo da quel tentativo che era una prova senza troppe pretese, un risultato a suo modo da record. Termica dopo termica, ha infatti rimesso i piedi al suolo in un’area tra Castel San Pietro e Imola. Così il suo volo ben riuscito e a tal punto simbolico, spinto dagli amici e dagli appassionati dello stesso sport è arrivato fino alla nostra redazione. Una storia incoraggiante, insomma, che lo stesso Bigi ci ha raccontato: «È stato un volo in realtà molto semplice, nel senso che ho trovato davvero la giornata ‘perfetta’, di quelle che ne capitano due o tre ogni anno. Appena sono decollato ho subito preso una termica, ovvero una corrente ascensionale di aria calda, che mi ha portato davvero in alto. Da lì – dice Bigi compiaciuto – osservando le nuvole sono riuscito ad entrare in altre termiche che mi hanno condotto fino al mio punto d’arrivo.

Con una vela come la mia, di categoria ‘B’ e quindi non delle migliori, posso dire che sì, è stato un bel volo che mi ha incoraggiato molto, anche solo dal punto di vista fisico dopo il trapianto: non ho avuto difficoltà». Soprattutto se messo in relazione agli ultimi tre anni: «Nel gennaio del 2016 mi hanno diagnosticato la leucemia e dopo un trapianto autologo, con le mie staminali, ho avuto una recidiva. Solo grazie a un donatore oggi sono a un buon punto in quel percorso di cinque anni che rappresenta la guarigione completa. Ho vissuto momenti molto difficili, è ovvio, ma voglio ringraziare davvero di cuore la struttura di Ematologia del Policlinico, non è un reparto come gli altri, hanno un rispetto per la persona che è unico. E vorrei ringraziare tanto, di cuore, la Admo, l’Associazione di donatori che – conclude Bigi – ha permesso di realizzare il mio trapianto».