I COMUNI modenesi sono virtuosi, non vi è dubbio: sono i primi in Italia a segnalare i casi sospetti di evasione fiscale e contributiva. Ma vi è un uso crescente e preoccupante di denaro contante, legato al riciclaggio e al lavoro nero. In questo la nostra provincia indossa purtroppo la maglia nera. Ed emerge il pesantissimo primato in regione sulle coop spuriefasulle. Nell’ultimo semestre dell’anno sono spuntate ben 61 false imprese coop, con 1.438 lavoratori irregolari e 3,19 milioni recuperati per l’evasione dei contributi pensionistici. Insomma: lavoro irregolare. A...

I COMUNI modenesi sono virtuosi, non vi è dubbio: sono i primi in Italia a segnalare i casi sospetti di evasione fiscale e contributiva. Ma vi è un uso crescente e preoccupante di denaro contante, legato al riciclaggio e al lavoro nero. In questo la nostra provincia indossa purtroppo la maglia nera. Ed emerge il pesantissimo primato in regione sulle coop spuriefasulle. Nell’ultimo semestre dell’anno sono spuntate ben 61 false imprese coop, con 1.438 lavoratori irregolari e 3,19 milioni recuperati per l’evasione dei contributi pensionistici. Insomma: lavoro irregolare.

A lanciare l’allarme sull’economia sommersa e non solo è la Cgil, con Franco Zavatti, coordinatore regionale Legalità che fa presente come «la nostra sia tra le province più rischiose per gli affari della malavita e le infiltrazioni. Dati che risultano coerenti anche con le concrete evidenze investigative sulla penetrazione della criminalità organizzata nelle varie province».

I dati emergono da una ricerca della UIF-Banca d’Italia che ha approfondito – provincia per provincia – l’utilizzo impropriosospetto del contante correlato con l’economia sommersa e, soprattutto, col lavoro irregolare. I dati sono stati intrecciati con quelli della Agenzia delle Entrate, Istat e indagini dei Ros.

«I risultati della ricerca portano ad indicatori di rischio a livello comunale e provinciale assolutamente preoccupanti e particolarmente riferiti a imprese attive nei settori delle costruzioni, del commercio, della ristorazione – spiega Zavatti – In uno dei 42 capitoli della sentenza Aemilia si ribadisce che l’organizzazione ‘ndranghetista emiliana è impegnata in ‘grandi affari’ attraverso l’uso delle imprese di copertura e sostenute da leve finanziarie con liquidità prodotta dal sistema delle false fatturazioni e dall’evasione».

Il dato positivo, però, è legato all’attenzione dei comuni modenesi che, spiega Zavatti, nel 2018 hanno segnalato ed incassato, grazie alla legge che così premia i Municipi attenti e ‘segnalanti’, 766.800 euro. «La Cgil insiste sul fatto che, in ogni territorio, si riuniscano tavoli di lavoro, in primis i comitati provinciali per sicurezza e legalità, per valutare ed approfondire anche questi ultimi ‘indicatori di rischio’ malavitoso. Dobbiamo lavorare sulla prevenzione: la rete dell’associazionismo deve lavorare su questi numeri per approfondire il fenomeno. Occorre capire quali settori interessi esattamente. Il problema è che dobbiamo ragionare su dati specifici, zona per zona, al fine di costituire un’azione di prevenzione. I soldi incassati dal Comune di Modena, ad esempio, da dove provengono? Vorremmo capire la tipologia delle imprese... Dove e come operano. C’è ancora tanto lavoro da fare per dare corpo e gambe alla prevenzione sociale vera. E non dimentichiamoci che la legge che prevede la restituzione ai Comuni delle somme evase sta per scadere. Il Governo non la deve far cadere nel dimenticatoio».

v. r.