Maranello (Modena), 22 luglio 2018 - A Maranello è un sabato ‘in rosso’ come se ne vedono tanti da queste parti parti. In televisione scorrono le immagini delle qualifiche del Gp di Germania e sul cavalcavia decine di tifosi sono assiepati per gustarsi le prove su pista di una Gran Turismo che romba a più non posso. Poco più in là, la consueta folla di turisti da ogni parte del globo è in fila per visitare il Museo dedicato al Cavallino. Insomma, l’antologia del mito va in scena come da copione, ma c’è qualcosa di diverso nell’aria, un evento che vuoi o non vuoi cambierà scenari e strategie non solo della Ferrari, ma dell’intero Gruppo Fca: entro poche ore, infatti, l’amministratore delegato Sergio Marchionne lascerà ogni incarico (compreso il ruolo di ad della Rossa) dopo oltre 14 anni.

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Al suo posto arriverà il manager egiziano-maltese Louis C. Camilleri. E ora? Cosa accadrà? I tifosi non sembrano preoccupati. «Lo definisco ‘molto imprenditore’ ma ‘poco umano’ – confida Claudio Calvano –. Non si può dire che non sia stato vincente, ma certe scelte come il trasferimento all’estero di Fca non mi sono piaciute. Troveranno un successore di livello». Vicino a lui Fiorenzo Calonghi: «All’inizio lo consideravo poco adatto a fare l’ad Ferrari ma devo dire che ha fatto un ottimo lavoro e ora abbiamo nuovamente una macchina da Formula 1 vincente».

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Storce il naso Giuseppe Mancini, che si concentra più sul brand di lusso: «Le vendite delle Ferrari sono aumentate, ma alla fine questa scelta finirà per trasformare il marchio in qualcosa di meno esclusivo. Mi aspetto arrivi qualcuno che ragioni più a lungo termine». Promuove l’ormai ex amministratore delegato, Vanes Terziari: «Sicuramente non ha scaldato i cuori, ma se la Ferrari oggi è tornata al top il merito è suo». Gli fa eco Massimo Baglioni da Roma: «Marchionne? Bravo nelle strategie ma poco vicino ai tifosi». I turisti stranieri si sprecano e quando proviamo a interpellarli la musica non cambia. «Sappiamo che ha migliorato le performance di tutto il Gruppo e questo è un bene», dice l’irlandese David Kennedy. Arriva invece dall’Argentina Ettore Luigi Costa: «Nel mio Paese la Ferrari è amata da tutti grazie a Fangio e Marchionne l’ha riportata in alto». Infine, per un maranellese doc (anche nel cognome) come Sergio Ferrari non ci sono dubbi: «Ha dato una lezione agli americani su come si rilancia un’azienda e ha ricevuto molti meno ’grazie’ di quanti se ne meritava».