Il grido d’allarme lanciato dalle azienda di taglio bosco del nostro Appennino è stato accolto dal Governo, ma ora occorre che sia prorogata la scadenza prefissata al 30 aprile per varie tipologie di alberi. L’Unione Comuni Montani ha manifestato soddisfazione per la ripartenza dal 14 aprile delle attività silvicolturali (codice ateco 2), dopo aver ribadito nei giorni scorsi che i boscaioli erano la categoria meno esposta di tutte al contagio. Ma ora occorre una proroga, come spiega Riccardo Baroni, segretario Lapam Frassinoro, Montefiorino e Palagano: "La...

Il grido d’allarme lanciato dalle azienda di taglio bosco del nostro Appennino è stato accolto dal Governo, ma ora occorre che sia prorogata la scadenza prefissata al 30 aprile per varie tipologie di alberi.

L’Unione Comuni Montani ha manifestato soddisfazione per la ripartenza dal 14 aprile delle attività silvicolturali (codice ateco 2), dopo aver ribadito nei giorni scorsi che i boscaioli erano la categoria meno esposta di tutte al contagio. Ma ora occorre una proroga, come spiega Riccardo Baroni, segretario Lapam Frassinoro, Montefiorino e Palagano: "La nostra associazione chiede, ora che i taglialegna possono tornare al lavoro, una proroga della stagione di taglio che per la quercia e per altri alberi attualmente scade il 30 aprile; il 15 maggio per altre varietà. La richiesta, fatta alla Regione da parte di Lapam, ha più motivazioni. L’attività del taglialegna di oggi diventa fondamentale il prossimo inverno per il normale approvvigionamento di combustibile solido quale il legno. Senza attività per i taglialegna equivale a non avere legna da ardere che, in Appennino, è ancora un combustibile molto utilizzato. Se non ci sarà materia prima i cittadini saranno costretti ad approvvigionarsi all’estero. Ma il taglio dei boschi persegue anche un fine determinante: l’abbandono del boschi e la mancata manutenzione, provoca rischi idrogeologici ingenti oltre che rischi di incendi nel corso della prossima estate. In buona sostanza l’attività dei taglialegna è sempre stata funzionale alla manutenzione dei territori boschivi e, di conseguenza, alla tenuta idrogeologica di un territorio fragile come quello appenninico, esposto allo spopolamento".

Conclude Moreno Migliori, segretario Lapam Lama Mocogno, Pievepelago e Fiumalbo: "In un periodo in cui l’emergenza coronavirus sta incidendo profondamente anche sotto il profilo economico, l’attività di taglialegna ha tutte le caratteristiche delle attività di filiera, proprio in virtù del successivo commercio di combustibile solido, ovvero della legna da ardere".

Diverse aziende agricole del nostro Appennino, come quella di Attilio Amidei di san Michele di Riolunato, avevano espresso le difficoltà del periodo.

Uncem auspica che le Regioni possano sbloccare almeno altri 15, 20 giorni di taglio del ceduo e liberare delle opportune risorse economiche sui Programmi di Sviluppo Rurale: "I Psr e i fondi nazionali FSC della coesione, possono dare ossigeno al settore. Intanto, lavoriamo per la piena attuazione del moderno e fondamentale Codice forestale, la legge per dare un senso a 11 milioni di ettari di bosco nella quale crediamo insieme alle datoriali e anche a organizzazioni come Federlegno Arredo con cui Uncem è pronta a definire un nuovo patto a vantaggio dei territori e dello sviluppo della montagna anche in tempi di coronavirus, guardando oltre l’emergenza".

g.p.