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23 apr 2022

Stress, i medici sognano la pensione "Carichi di lavoro non più sostenibili"

L’indagine commissionata dall’Ordine lancia l’allarme: anche i professionisti più giovani sono al limite. Il presidente Curatola: "Pandemia, risorse umane carenti e troppa burocrazia. Così non si va avanti"

Il presidente dell’Ordine dei medici di Modena Carlo Curatola (FotoFiocchi)
Il presidente dell’Ordine dei medici di Modena Carlo Curatola (FotoFiocchi)
Il presidente dell’Ordine dei medici di Modena Carlo Curatola (FotoFiocchi)

Se potesse, un terzo dei medici italiani andrebbe subito in pensione. È pronta ad abbandonare il camice bianco la fascia più giovane della professione: il 25% dei medici tra i 25 e 34 anni, il 31% di quelli tra i 35 e i 44 anni. Lo rivela l’indagine quantitativa ’La condizione dei medici a due anni dall’inizio della pandemia da Covid-19’, condotta dall’Istituto Piepoli per conto della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici, presentata a Roma nell’ambito della Conferenza nazionale sulla Questione Medica. La ricerca è stata realizzata attraverso la somministrazione di 500 interviste, condotte dal 21 al 28 marzo scorso, su un campione rappresentativo di 500 medici (alcuni modenesi), donne e uomini. Sono medici di famiglia e di continuità assistenziale, pediatri e odontoiatri, specialisti ambulatoriali e ospedalieri, pensionati e medici di altra tipologia. Emerge il rilevante aumento dei carichi di lavoro durante la pandemia – oltre il 37% sul territorio, più del 28% in ospedale – che ha riguardato la stragrande maggioranza dei medici e odontoiatri. L’impegno è cresciuto per tre medici su quattro, portando quasi un ospedaliero su cinque a chiedere di cambiare reparto. Si dichiara "stressato" il 90% dei medici del territorio, il 72% dei medici ospedalieri, l’80% degli specialisti ambulatoriali, il 62% degli odontoiatri. "Il fenomeno è in crescita continua e ci preoccupa – conferma Carlo Curatola, presidente dell’Ordine dei medici, chirurghi e odontoiatri di Modena – Noi medici non siamo supereroi, ma prima di tutto mogli e mariti, madri e padri che non riescono più a conciliare le esigenze lavorative con quelle familiari e sociali. I ritmi lavorativi dettati dall’aumentato fabbisogno di salute si traduce nell’impossibilità di godere di riposi e ferie. A ciò – continua Curatola – si aggiunge una carenza di risorse umane disponibili dovuta a una programmazione sbagliata, nonostante le nostre pressioni e delle sigle sindacali esercitate nei tempi e modi giusti alle autorità regionali e nazionali competenti. In più abbiamo a che fare con pratiche burocratiche che metterebbero al tappeto qualsiasi organizzazione lavorativa. Per questo ribalto il concetto e affermo, in modo volutamente provocatorio, – conclude il presidente dell’Ordine dei medici modenesi – che potremmo considerare supereroi quei colleghi che in questa situazione lavorativa non hanno mai avuto un disturbo stress correlato". Particolarmente difficile la condizione delle donne medico: il 38% nella fascia 25-34 anni si sente discriminato e la metà delle colleghe più giovani ritiene di non essere tutelata sul lavoro nello stato di maternità. Triste capitolo anche quello legato agli episodi di violenza. L’osservatorio dell’Ordine dei medici, chirurghi e odontoiatri di Modena ha ricevuto tra il 2019 e il 10 marzo di quest’anno ben 46 segnalazioni, di cui la metà (23) da donne.

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