Ziti Hussam, di origini siriane, è titolare dell’hotel Tiby di via Rainusso
Ziti Hussam, di origini siriane, è titolare dell’hotel Tiby di via Rainusso

Modena, 15 giugno 2015 - E' rimasto tre giorni chiuso in carcere poi mesi ai domiciliari ma, soprattutto, il suo nome ‘infangato’ per una vicenda tanto grave ha creato sofferenza all’interno delle mura domestiche. Ora, soprattutto per i suoi figli, Ziti Hussam, accusato di violenza sessuale nei confronti di una ragazza spagnola, vuole raccontare la sua verità, al termine di una dolorosa vicenda giudiziaria. L’uomo, infatti, titolare dell’Hotel Tiby di via Rainusso, nei giorni scorsi, si è visto recapitare l’attesissimo decreto di archiviazione del caso, emesso dal giudice su richiesta del pm titolare dell’indagine, che ha dimostrato in sede processuale l’infondatezza del reato.

La svolta nelle indagini è arrivata dalle immagini estrapolate dalle telecamere installate nella hall della struttura, dalle quali, come sottolinea il giudice, sarebbero emerse non poche contraddizioni rispeto alla testimonianza rilasciata agli investigatori dalla ballerina. I fatti risalgono al 5 marzo 2014. Quella notte la polizia arrestò il proprietario dell’hotel dopo che la presunta vittima, una ballerina spagnola di un noto night di Carpi, accusò l’uomo, di origini Siriane, di averla sottoposta a violenza proprio all’interno della struttura alberghiera. La ragazza, entrata nella notte all’interno dell’hotel insieme ad una connazionale, raccontò infatti di essere stata avvicinata dal titolare e di essere stata costretta con la forza a sdraiarsi su un tavolo e a spogliarsi. Hussam Ziti si difese subito dalle pesanti accuse, affermando di non aver commesso nulla di quanto raccontato dalla giovane.

«Nessuno mi ha dato retta, solo mia moglie mi ha creduto, perchè mi conosce e si fida di me – racconta l’uomo – ma i miei figli hanno appreso delle accuse sui giornali e sono stati malissimo. E’ per loro che racconto la mia storia, perchè voglio che sappiano la verità sul loro padre e che la stessa venga ufficializzata, anche per potermi ‘riabilitare’ agli occhi di tutta la mia famiglia e della società stessa.

Quella notte la ragazza mi chiese semplicemente una bottiglietta d’acqua e si fermò alla reception a parlare di cose futili. Poi arrivarono gli agenti e mi arrestarono; mi sono fatto tre giorni di carcere e sono rimasto due mesi ai domiciliari. Mia moglie ha dovto portare avanti da sola l’attività, dopo di che il provvedimento restrittivo mi è stato ‘spostato’ all’interno della struttura. Poi sono passato all’obbligo di firma. Finalmente, quando il filmato è stato visionato dalla squadra mobile, gli agenti hanno capito che avevo ragione, che non avevo toccato quella donna». Un secondo fattore che sicuramente ha influito nell’archiviazione del caso è rappresentato anche l’atteggiamento mostrato dalla presunta vittima la quale, dopo essere stata contattata una prima volta dalla mobile per fornire spiegazioni circa le contraddizioni emerse nel filmato, si è poi resa irreperibile, pur sapendo che, per il prosieguo dell’indagine, sarebbe servita una sua ulteriore testimonianza.

Soddisfazione è stata espressa dai legali di Zii Hussam, Cosimo Zaccaria e Marco Pellegrini: «Al nostro cliente non interessa ricevere un risarcimento per quanto subito, per lui è importante che si sappia la verità, anche per tutelare l’immagine dei suoi bambini». E non si esclude che dietro al comportamento della giovane ballerina vi fosse qualcosa di più ‘complicato’, ovvero l’intervento di terze persone. Ciò che però importa al momento all’albergatore, è poter girare nuovamente a testa alta.