Un capannone crollato
Un capannone crollato

Mirandola (Modena), 2 dicembre 2016 - «L’edificio crollato era stato edificato con assoluta osservanza della normativa sismica vigente all’epoca della costruzione; non vi era alcuna prescrizione che imponesse l’osservanza di particolari precauzioni, nella progettazione di carattere sismico, per il tipo di capannoni industriali che non era considerato, all’epoca, comune a rischio sismico».

È con queste motivazioni che il giudice per le indagini preliminari Eleonora Pirillo ha sciolto la riserva sulla presunte responsabilità in capo agli indagati, titolari ed ingegneri della Bbg, per le terribili morti di San Giacomo Roncole (a Mirandola); firmando mercoledì l’ordinanza di archiviazione del caso. Nessun responsabile, dunque, per il decesso di Enea Grilli e degli operai Eddy Borghi e Vincenzo Iacono, rimasti schiacciati sotto le macerie del capannone durante il sisma del 29 maggio 2012.

Secondo il giudice, infatti, il consulente tecnico del pm ha esaustivamente e concretamente dimostrato come gli imputati non siano responsabili dei crolli, così come il tecnico che fece rientrare gli operai al lavoro quel giorno non è responsabile della tragedia. Il pm aveva chiesto l’archiviazione del caso sulla base appunto della consulenza tecnica che stabiliva come «dovessero essere esclusi eventuali profili di colpa nella progettazione e costruzione dell’edificio, acclarato come i crolli verificatisi il 29 maggio debbano essere addebitati eclusivamente alla straordinaria potenza dell’evento sismico».

Per i reati di omicidio colposo plurimo e rovina di edifici erano stati iscritti infatti nel registro degli indagati i due costruttori materiali dello stabile (risalente al 1982) e deceduti nel frattempo, l’ingegnere che stabilì la staticità dello stabilimento dopo il primo crollo del 20, un altro ingegnere difeso dall’avvocato Francesco Miraglia insieme ai titolari, soci e consigilieri della Bbg, per i quali, secondo il gip, non sono emerse condotte che possano sfociare nella violazione della normativa antindortunistica.

Le famiglie delle vittime si erano opposte alla richiesta d’archiviazione presentata dal pm, chiedendo lumi su quella perizia che, dopo il terremoto del 20, aveva dato esito negativo, permettendo ai lavoratori di rientrare. Ma nell’ordinanza di archiviazione il gip sposa appieno le argomentazioni del perito che, al di là dell’uso «di uno stampato non idoneo adoperato per l’attestaizone della idoneità statica, rilasciata ai vertici della Bbg e probabilmente dovuto alla situazione emergenziale e addebitabile ad un errore del Comune nella predisposizione dei prestampati e non del professionista, la condotta dell’ingegnere è priva di censure». Il giudice ritiene assodato come l’edificio, dopo la prima forte scossa del 20, in sostanza, fosse stato messo in sicurezza. Amareggiate le famiglie delle vittime. «Non mi aspettavo niente di diverso ma qualcosa di più sicuramente – afferma Elisa Vaccari, legale rappresentante dei parenti di una delle vittime – esprimo delusione anche da parte dei miei assistiti, familiari di Iacono».