E’ STATA ammazzata e con sè ha portato il suo dolore, che mai ha potuto gridare al mondo. Arietta Mata, giovane prostituta ungherese trovata cadavere il 21 gennaio del 2018 sulle rotaie di Gaggio, a Castelfranco, era una delle venti lucciole sfruttate dalla banda di albanesi. Il suo protettore pare fosse proprio colui che ha sparato ai connazionali della fazione rivale lo scorso aprile sulla via Emilia est. Uno dei boss della banda, insomma, che da anni vive alle porte di Modena...

E’ STATA ammazzata e con sè ha portato il suo dolore, che mai ha potuto gridare al mondo. Arietta Mata, giovane prostituta ungherese trovata cadavere il 21 gennaio del 2018 sulle rotaie di Gaggio, a Castelfranco, era una delle venti lucciole sfruttate dalla banda di albanesi. Il suo protettore pare fosse proprio colui che ha sparato ai connazionali della fazione rivale lo scorso aprile sulla via Emilia est. Uno dei boss della banda, insomma, che da anni vive alle porte di Modena riducendo in schiavitù giovani lucciole. Ma Arietta non ha avuto il tempo di denunciare nessuna delle violenze a cui è stata sottoposta per lungo tempo. Qualcuno è ‘arrivato prima’, obbligandola al silenzio eterno dopo averla ammazzata. Per l’omicidio della giovane ungherese si trova attualmente in carcere, infatti, il 50enne sardo Pasquale Concas, già condannato per un altro omicidio in passato e indagato per un terzo delitto, quello dell’avvocatessa modenese Elena Morandi.

Il 12 giugno in aula si conoscerà il destino processuale dell’uomo: gli avvocati Roberto Ricco e Marco Pellegrini hanno condizionato il rito abbreviato del 50enne sardo alle perizie tecniche.

Il capello rinvenuto sul luogo del delitto (sulla cancellata della massicciata della ferrovia dove fu gettato il corpo della vittima) e le macchie di sangue trovate nell’auto del presunto assassino appartengono ad Arietta. Ma non è stato possibile datare le tracce ematiche: capire insomma se il sangue risalga a quella notte; ha stabilito il perito nominato dalla procura. Il 12 giugno, invece, il secondo consulente si esprimerà sulle intercettazioni telefoniche.

Come sottolineato ieri dal capo della mobile Salvatore Blasco quelli legati allo sfruttamento della prostituzione sono reati prodromici ad altri: infatti non solo le giovani lucciole subiscono violenze, soprusi e abusi dagli stessi ‘protettori’, per quanto il termine risulti paradossale. Il lavoro a cui sono costrette le espone anche ad ulteriori rischi; come quello, appunto, di trovarsi dinanzi a clienti violenti e, nei casi più gravi, rapinatori e assassini. Non è finita solo la giovane Arietta nelle mani di un omicida. Anche la nigeriana Benedita San, lo scorso aprile, è stata uccisa a sprangate da un cliente. «Questa attività è un monito nei confronti di chiunque voglia organizzare un’attività di questo genere – ha affermato il dirigente Blasco – la polizia di Stato c’è ed è attenta a questo fenomeno».

Valentina Reggiani