di Valentina Beltrame Tre militari ‘arruolati’ nel progetto ‘Strade sicure’ sono indagati per peculato per aver sottratto lo zaino a un immigrato nei pressi della Coop Canaletto. Era marzo e la città era in pieno lockdown quando la pattuglia, composta da un soldato semplice alla guida e due caporal maggiori dell’esercito, ferma per un controllo un nigeriano considerato sospetto. Perquisito, i militari se ne vanno con lo zaino dell’uomo malgrado le sue proteste. Poco dopo lo straniero incrocia di nuovo la...

di Valentina Beltrame

Tre militari ‘arruolati’ nel progetto ‘Strade sicure’ sono indagati per peculato per aver sottratto lo zaino a un immigrato nei pressi della Coop Canaletto. Era marzo e la città era in pieno lockdown quando la pattuglia, composta da un soldato semplice alla guida e due caporal maggiori dell’esercito, ferma per un controllo un nigeriano considerato sospetto.

Perquisito, i militari se ne vanno con lo zaino dell’uomo malgrado le sue proteste. Poco dopo lo straniero incrocia di nuovo la pattuglia e chiede che gli venga restituita la borsa. Ma, secondo il suo racconto e il rapporto degli agenti della squadra volante che passano di lì e vedono la scena, l’immigrato viene strattonato. L’uomo va quindi in questura dove la sua denuncia trova riscontro nel rapporto che la volante ha poi passato alla squadra mobile. E partono le indagini. Il pm Pasquale Mazzei ordina quindi l’acquisizione dei filmati delle telecamere della Coop Canaletto e delle vie limitrofe: gli occhi elettronici hanno filmato sia il ‘furto’ dello zaino, sia i successivi momenti di concitazione in cui l’immigrato chiede che gli venga restituita la borsa.

Non solo, un’altra telecamera inquadra la camionetta dell’esercito che si ferma vicino a un cassonetto e l’autista che scende a buttare via lo zaino. Interrogati e perquisiti dalla polizia nelle loro stanze in caserma, i militari avrebbero fatto ammissioni dimostrandosi anche sorpresi dalla perquisizione: "Per così poco?". Si sono giustificati dicendo che l’immigrato avrebbe avuto nei loro confronti un atteggiamento scorretto. La sottrazione dello zaino sarebbe stata quindi una ripicca, un comportamento ancor più grave per chi riveste il ruolo di pubblico ufficiale tanto che i tre militari sono accusati di peculato. Nello zaino, secondo il nigeriano, c’erano due telefonini.

La ‘leggerezza’, così l’hanno intesa i tre militari, è costata loro l’interdizione dalla funzione di controllo stradale e l’iscrizione sul registro degli indagati. L’inchiesta del pubblico ministero Mazzei è appena conclusa e gli atti sono in mano al gip. La procura è intenzionata a chiedere il giudizio immediato. A rischiare il processo sono dunque due caporal maggiori, entrambi 41enni, e l’autista, un soldato semplice di 23 anni la cui posizione sarebbe però marginale. Come detto tutti e tre facevano in quel momento parte del progetto ’Strade Sicure’, ovvero il progetto di sostegno alla pubblica sicurezza dato dall’esercito a partire dal 2008 e tuttora in funzione per contrastare maggiormente la criminalità diffusa nelle nostre città.