Se una settimana fa si era creato il caos dopo l’uscita del Decreto che stabiliva chi poteva lavorare e chi no in base ai settori certificati ‘essenziali’ e rientranti nei codici Ateco, oggi il problema è un altro. Troppe aziende sono al lavoro pur non essendo nella filiera definita ‘essenziale’ e in Prefettura piovono decine e decine di segnalazioni, e anche qualche denuncia, da parte dei sindacati confederali, dalle Rsu e dalle Rsl, le rappresentanze dei lavoratori per la sicurezza, di aziende che in barba al Decreto governativo non applicano la ‘serrata’. Manuela Gozzi (nella...

Se una settimana fa si era creato il caos dopo l’uscita del Decreto che stabiliva chi poteva lavorare e chi no in base ai settori certificati ‘essenziali’ e rientranti nei codici Ateco, oggi il problema è un altro. Troppe aziende sono al lavoro pur non essendo nella filiera definita ‘essenziale’ e in Prefettura piovono decine e decine di segnalazioni, e anche qualche denuncia, da parte dei sindacati confederali, dalle Rsu e dalle Rsl, le rappresentanze dei lavoratori per la sicurezza, di aziende che in barba al Decreto governativo non applicano la ‘serrata’. Manuela Gozzi (nella foto), segretaria Cgil Modena, è al lavoro assieme alle altre sigle sindacali, Cisl e Uil, per fare ordine e chiarezza e, soprattutto, denunciare i comportamenti illeciti.

Manuela Gozzi, facciamo un passo indietro al Dcpm del 22 marzo.

"Il Decreto conteneva un elenco di attività, individuate in base alla classificazione Ateco che possono proseguire la propria attività; chi non rientrava tra queste doveva chiudere i battenti. Il Decreto del 25 marzo del Mise ha parzialmente ridotto le attività, dopo le pressioni della nostra categoria a tutela della salute dei lavoratori, cui era consentito proseguire dal precedente Dcpm. Al contempo è stato stabilito che le aziende, aggiuntesi solo dal 25 marzo all’elenco di quelle tenute a fermarsi, possano proseguire solo sino al 28 marzo".

I ‘furbetti’, invece, fanno capolino anche in questo drammatico periodo, è così?

"Purtroppo sì, coloro che antepongono il profitto alla salute. Ne abbiamo su due fronti. Quelli che tengono aperte le loro attività ricorrendo a escamotage, ovvero attaccandosi a qualche ‘appendice’ contenuta nell’attività di filiera di riferimento, ma che di fatto ne sono esclusi, e quelli che tengono aperte le attività non rispettando le misure di sicurezza".

Vale a dire?

"Senza rifornire i loro dipendenti di mascherine, guanti e comunque non mettendo in campo le norme di tutela dei lavoratori. Comportamenti che, sia nel primo sia nel secondo caso, mettono a rischio la vita delle persone".

Un esempio di chi lavora quando invece dovrebbe chiudere i battenti?

" Ne prendo uno a caso. Il codice Ateco 52, relativo a magazzinaggio e custodia. Un conto è chi trasporta generi alimentari ed è quindi nella filiera ‘essenziale’, un conto chi trasporta attrezzatura per palestre o piastrelle, che devono interrompere l’attività".

Altro esempio?

"Il codice 28, che per la maggior parte è quasi interamente escluso dalle attività che possono proseguire la produzione".

Obbligo di chiusura disatteso, altro non resta che denunciare chi se ne approfitta, è così?

"Stiamo segnalando, e non siamo i soli. Le Rsu e le Rsl stanno facendo un ottimo servizio ai lavoratori. Molti temono il licenziamento e le ritorsioni, ma la paura di venire contagiati è tanta. Siamo comunque in attesa che la Prefettura ci convochi per conoscere i dati del loro Osservatorio sul tessuto produttivo modenese".

Viviana Bruschi