Modena, 16 maggio 2018 - Imbrogli, minacce, fino ad arrivare alle botte.  E’ una vera e propria odissea quella in cui sono caduti madre e figlio imprenditori che si erano rivolti ad un sedicente commercialista, al quale avevano affidato tutte le pratiche delle loro attività.

Peccato che costui nulla volesse se non approfittare di una situazione economica fragile per trarre vantaggi personali, facendo cadere i due imprenditori in un vortice di disperazione, tanto da spingerli ad affidarsi ad un legale. Quest’ultimo, a partire da gennaio, ha già depositato in procura cinque denunce e quattro istanze di sequestro; azioni che hanno avuto un seguito poichè pochi giorni fa la guardia di finanza ha sequestrato diverso matriale nei due studi del professionista, a Modena e a Sassuolo.

Ma cosa è accaduto? La donna, che aveva un’attività commerciale al dettaglio, lo scorso anno riceve una serie di cartelle da Equitalia per un debito all’erario di circa 70 mila euro, un ‘buco’ provocato dallo stesso professionista che avrebbe dovuto seguirle la contabilità. Presa dal panico e non riuscendo più a gestire la situazione decide di chiudere l’attività «E’ a questo punto che cominciano i problemi – racconta l’avvocato Federica Martone – il commercialista cerca di imbrigliare il figlio, già titolare di una srl, nella costituzione di una nuova società nella quale sarebbero stati soci insieme ad una terza persona che doveva rimanere occulta al fisco.

In questo modo il professionista si sarebbe fatto carico del debito della madre purchè la stessa gli cedesse l’attivita’». Il ‘pressing’ sulla donna si fa sempre più pesante fino ad arrivare a minacce vere e proprie; «Se non mi cedi il negozio lo incendio». A quel punto il figlio capisce il vero obiettivo del commercialista, ovvero rilevare il business senza però tutti i debiti che sarebbero in realtà rimasti sulle spalle della donna. Insomma la nuova società sarebbe servita per fare rinascere sotto altre spoglie un’attività di fatto già avviata e con un buon giro di clienti. Il figlio capise l’imbroglio e cerca di tirarsi fuori dall’affare. E’ qui che si raggiunge il culmine, quando l’imprenditore si presenta per avere indietro i documenti: il finto contabile durante un incontro lo aggredisce infatti con un manganello spedendolo al pronto soccorso con una prognosi di 25 giorni. Contemporanemante emerge che il presunto commercilaista non è iscritto ad alcun albo. Il tutto finisce in procura dove viene aperto un fascicolo.

«Il nostro auspicio – sottoliena il legale – è che l’ordine dei commercialisti si schieri al nostro fianco, soprattutto dopo il tempestivo intervento della procura».