Fabio Galli, Sonia Schillaci  e Giulia Stano
Fabio Galli, Sonia Schillaci e Giulia Stano

Modena, 13 dicembre - Si è recata in un negozio per effettuare l’acquisto di una semplice sim prepagata. Qualche settimana dopo si è trovata con diversi contratti di una compagnia telefonica intestati alla sua associazione ma in realtà mai firmati e una fornitura di cellulari, per un valore di duemila euro. È la disavventura in cui è incappata un’imprenditrice modenese, Sonia Schillaci un anno e mezzo fa: una truffa dalla quale – nonostante le indagini dei carabinieri – ancora non è riuscita a riemergere. La donna, esasperata, si è rivolta al Codacons per intravedere una luce in fondo al tunnel: quello del complicato mondo della telefonia e delle truffe che spesso si celano al suo interno.

«La consumatrice si è recata all’interno di un normale negozio per effettuare un’operazione su una sim – spiega il vicepresidente regionale Codacons Fabio Galli – e alcune settimane dopo si è trovata nella cassetta postale dell’associazione di cui è presidente la richiesta di migliaia di euro per la fornitura di Smartphone e schede telefoniche. Ha scritto al gestore sottolineando il malinteso – sottolinea Galli – e si è pure recata dai carabinieri per denunciare il fatto. I militari le hanno fatto ascoltare la registrazione di una voce che parlava di questi Smartphone: peccato che non fosse la sua e ora le indagini sono in corso». Adirata ed esausta dalla burocrazia contro la quale si è trovata a combattere la protagonista della vicenda: «È trascorso un anno e mezzo e ancora la situaizione non è stata risolta – denuncia Sonia Schillaci – io avevo semplicemente effettuato un pagamento e mi sono vista recapitare telefoni e attivare sim attraverso contratti mai stipulati. Il giorno del pagamento avevano utilizzato i miei dati, quelli della carta di identità e qualcuno se ne è appropriato in modo fraudolento. È una situazione assurda che spero si riesca a risolvere velocemente».

A spiegare di aver effettuato diversi tentativi andati però a vuoto è il legale del Codacons che assiste la donna, Giulia Stano: «La prima conciliazione così come la seconda effettuate a Bologna sono finite con un mancato accordo tra le parti. Era stato chiesto un indennizzo per la cliente per il danno subito e la nota di credito per le fatture emesse a suo nome e mai firmate dall’imprenditrice. Ad oggi, però, non si è concluso nulla. In questi casi è anche difficile riuscire a comunicare – sottolinea il legale – con qualcuno che abbia potere decisionale all’interno delle grosse compagnie telefoniche. Il problema è che in sede di conciliazione la vicenda non è stata vista come attivazione non richiesta ma come frode. Ora stiamo valutando le vie giudiziarie».

Secondo il vice presidente dell’associazione Galli il problema è legato anche al fatto che le norme che puniscono i responsabili della truffa non risultano sufficientemente severe. «Il legislatore deve intervenire su questi contratti telefonici che rappresentano vere e proprie bufale. Occorre una normativa specifica che stabilisca la necessità di un ‘foglio di carta’ con la firma di chi stipula il contratto. E per chi lo falsifica deve essere previsto il carcere».