Carlo

Giovanardi*

Una volta c’ era Nembo Kid alias Clark Kent.

Adesso in Unimore studenti, dipendenti e collaboratori possono essere donne alias uomini o uomini alias donne in base alla autodeterminazione.

Uomini e donne all’anagrafe e nei documenti, viceversa nella attestazione dell Università, che si presta ad avallare un nome di fantasia nel sesso percepito, salvo poi instaurare e mantenere un rapporto reale (registrazione esami, titolo di laurea, stipendi e pensioni) con l’ identità anagrafica di chi non può o non vuole completare il percorso di transizione.

Insomma se il signor Vladimiro Guadagno, alias Luxuria, si iscrive o viene assunto da Unimore, il rapporto reale e giuridico è con il signor Guadagno, ma per l’ Università è con la signora Luxuria, che la riconosce ai fini interni come tale.

Da qui un alambiccato (e immagino oneroso) sistema di trasposizione di identità dall’alias a quella vera negli atti formali, presentato come al solito come conquista di civiltà.

Ma la cosa più impressionante è che nessuno in Unimore abbia obiettato a questa iniziativa da ’scherzi a parte’.

Ponendosi per esempio il problema se i professori (e perché loro no?) possano interrogare e dare i voti presentandosi non come sono iscritti all‘anagrafe ma come alias.

*Ex ministro e avvocato, esponente di Idea Popolo

e Libertà