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5 apr 2022

Una zuppa di culture, da ’Roots’ il gusto non ha confini

Nel complesso San Paolo di via Selmi la cucina sarà gestita da donne migranti: le ricette tradizionali incontreranno quelle di altri Paesi

5 apr 2022
Le donne migranti del ristorante Roots pronte a stupire con ricette innovative e internazionali
Le donne migranti del ristorante Roots pronte a stupire con ricette innovative e internazionali
Le donne migranti del ristorante Roots pronte a stupire con ricette innovative e internazionali
Le donne migranti del ristorante Roots pronte a stupire con ricette innovative e internazionali
Le donne migranti del ristorante Roots pronte a stupire con ricette innovative e internazionali
Le donne migranti del ristorante Roots pronte a stupire con ricette innovative e internazionali

Arriva dal 7 aprile un nuovo ristorante in città, particolare per i cibi cucinati, ma interessante soprattutto perché, oltre ad avere il compito di ’animare’ il restaurato complesso San Paolo di via Selmi, è coordinato da donne migranti.

In questo modo il gruppo di signore scelto ha una possibilità lavorativa, l’occasione di offrire al pubblico la possibilità di assaggiare una cucina ’mix’ tra la tradizione italiana e quella di paesi come Nigeria e Ghana. Tutto ciò si chiama ’Roots’ (’radici’, in inglese) dentro al San Paolo e prende le fila da ’Aiw, Association for the Integration of Women’ che un anno fa ha avviato un programma di formazione in ambito culinario sviluppato dalla chef canadese Jessica Rosval, già alla Francescana e oggi a Casa Maria Luigia di Massimo Bottura, per permettere a sedici donne appassionate di cucina l’opportunità di iniziare una carriera in città. Vale la pena sentire alcune delle migranti che dopo un anno di formazione oggi lavorano a Roots. "Sono cresciuta – spiega la signora Mercy, proveniente dalla Nigeria – aiutando mia madre in cucina e adesso mi sento come un gigante perché sono fiduciosa nelle mie capacità, mi sento come se potessi spostare le montagne" mentre Charity, originaria del Ghana, dice che "essere qui è un’esperienza straordinaria. Spero di continuare ad imparare e di essere d’aiuto alla mia famiglia. Alla fine di questo programma voglio diventare una chef professionista".

La fondatrice e presidente di Aiw Modena, Caroline Caporossi, riassume: "Nel 1902 la mia bisnonna abbandonò il suo piccolo paese in Calabria per trasferirsi a New York alla ricerca di un sogno. La mia famiglia, come migliaia di altre famiglie, arrivò in America a mani vuote se non per i loro ricordi, le loro capacità e la loro cultura; aprirono ristoranti e si fecero conoscere attraverso il cibo. Ora vogliamo offrire a chi arriva qui la stessa opportunità". Ovviamente al pubblico interesserà la qualità del cibo del nuovo ristorante. Tra i piatti del menù di esordio c’è ad esempio un ’hummus’ di arachidi e olio di harissa e una ’zuppa egusi con baccalà mantecato’ tra gli antipasti, poi ’couscous rosso’, filetto di orata ’dall’Africa occidentale a Modena’ e ’guancia di fassona piemontese brasata in sapori caldi della Tunisia’. Tra i dolci, infine, crema bruciata alla banana e datteri e tè per un ’viaggio’ nella cultura culinaria del mondo.

Stefano Luppi

© Riproduzione riservata

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