GIANPAOLO ANNESE
Cronaca

Urbanistica, il ’Ferrari pensiero’. No alla città "spezzettata e casuale" costruita in funzione dei privati

La futura assessora scelta dal sindaco Mezzetti parlerà solo dopo l’insediamento del Consiglio comunale. Ma da un articolo del 2013 è possibile conoscerne alcune idee per Modena: "Serve una visione condivisa".

Urbanistica, il ’Ferrari pensiero’. No alla città "spezzettata e casuale" costruita in funzione dei privati

Urbanistica, il ’Ferrari pensiero’. No alla città "spezzettata e casuale" costruita in funzione dei privati

Modena, 25 giugno 2024 – "A Modena abbiamo perso la filigrana del disegno della città quando si è cominciato a pianificare per ‘pezzi di città’". Parole dell’architetto Carla Ferrari, assessora all’urbanistica in nuce, pronunciate nel 2013 sulla rivista ‘Note modenesi’, il periodico del Centro Ferrari, e scovate da La Pressa. Ferrari preferisce parlare a nomina avvenuta, dopo il primo luglio. Ma da questo articolo è possibile farsi un’idea della sua visione di città e della direzione che il sindaco Massimo Mezzetti intende imprimere al futuro di Modena.

Ferrari nell’articolo commentava in senso critico il percorso dell’allora amministrazione comunale di Modena (sindaco Giorgio Pighi, assessore all’Urbanistica Gabriele Giacobazzi) contenuto nel Documento di indirizzi per il nuovo Psc. "È un approccio superato – sosteneva Ferrari –. È un documento che va ripensato perché manca di una visione del futuro condivisa da tutta la città. La città di Modena merita un piano all’altezza del suo passato, quando le università italiane, nei corsi di urbanistica, prendevano come esempio l’esperienza modenese del Prg firmato da Osvaldo Piacentini e Giuseppe Campos Venuti negli anni ’60".

In particolare, l’urbanista sosteneva che "quando si fa un piano devono esserci alcuni punti fermi che compongono l’orditura urbana: sono gli assi fondamentali su cui si indirizzano, per esempio, le linee di sviluppo. È su questa orditura che si costruisce il disegno urbano. Negli ultimi decenni, a Modena, si è disegnata la città per singole porzioni, distribuite in modo casuale, in funzione delle diverse proposte private che sono state assunte nella pianificazione. È stato così per le ’zone F’, che sono state ’spezzettate’ sottraendole al disegno originario del sistema dei servizi del piano, e ammettendone, per una parte, l’edificazione privata. Da qui è cominciata, secondo me, la decadenza".

E a chi obietta che l’amministrazione lamenta la mancanza di risorse pubbliche e la necessità di rivolgersi al privato che in cambio chiede aree ’vergini’ per edificare, Ferrari rispondeva che "finché ci sarà un’alternativa, anche una sola, fra edificare su un terreno vergine ed edificare in un sito dismesso in cui, prima di intervenire, sia necessario demolire quello che c’era e bonificare quello spazio, è ovvio che il sistema immobiliare sceglierà l’alternativa meno costosa e senza ’inciampi’ nell’esecuzione. Ma a pagarne le spese sarà principalmente la collettività. Se finalmente il Comune deciderà di non prevedere aree di espansione su aree libere, è evidente che anche le imprese cominceranno a scegliere quelle da riqualificare".

Considerazioni di oltre dieci anni fa, ma ancora attualissime e che anticipavano alcuni punti che sarebbero poi deflagrati negli anni successivi.

"Il nuovo Psc – proseguiva Ferrari sollevando un altro tema su cui peraltro oggi sembrano tutti d’accordo – dovrebbe garantire un consumo ’zero’ di suolo agricolo, orientando tutte le politiche insediative all’interno della città costruita, che è fatta anche di grandi vuoti e di aree dismesse o in via di dismissione. È sulle aree dismesse in particolare che devono convergere gli interventi di rigenerazione e riqualificazione urbana del Psc, per evitare di mantenere in essere situazioni di degrado ed inquinamento, come denti cariati nel tessuto urbano, che prima o poi presenteranno il conto. I maggiori costi che l’impresa che opera la rigenerazione si accolla per la bonifica, nella fase iniziale, sono in realtà un risparmio per il futuro".

La rigenerazione urbana "è anche la chiave per salvare e rilanciare l’industria edilizia, facendole fare un salto di qualità, partendo dalla manutenzione e dal rinnovamento dell’enorme patrimonio abitativo esistente".