Una foto generica di un vaccino (Newpress)
Una foto generica di un vaccino (Newpress)

Modena, 28 febbraio 2019 - Una diagnosi che nessun genitore vorrebbe mai sentir pronunciare: cerebropatia cronica con grave ritardo nell’apprendimento, epilessia sintomatica, encefalopatia post natale e deficit visivo.

Dopo anni di battaglie giudiziarie, alla fine, la conferma: i danni sul neonato, tre mesi all’epoca dei fatti, erano stati causati dal vaccino esavalente. Il giudice, infatti, nel 2013 e a seguito di complesse perizie aveva sentenziato come fosse stato dimostrato un nesso di causalità tra la somministrazione (nel 2004) di Infanrix Hexa e le patologie immediatamente insorte nel piccolo. La causa civile era partita nel 2011.

Eppure il Ministero della salute, condannato a versare l’indennizzo ai due genitori modenesi, dopo il versamento di una prima tranche (per la quale era già stato condannato al pagamento dal Tar), è rimasto nuovamente in ‘silenzio’. Ed ecco che lo scorso 20 febbraio la seconda sezione del Tribunale amministrativo regionale ha accertato l’illegittimità del silenzio serbato dal Ministero della Salute con riguardo alla domanda di indennizzo presentata dalla famiglia del bambino, oggi adolescente, in base alla legge 229 del 2005.

Si tratta infatti del riconoscimento di indennizzo aggiuntivo per i danneggiati da complicanze di tipo irreversibile, causate appunto da vaccinazioni obbligatorie. Inoltre i giudici della seconda sezione hanno condannato il Ministero a versare l’indennizzo entro e non oltre novanta giorni dalla sentenza. Complessivamente il risarcimento per i danni subiti dal minore si aggira attorno al mezzo milione di euro. «I primi sintomi erano insorti nel piccolo dopo la puntura: parliamo del vaccino esavalente somministrato quando il bambino aveva tre mesi di vita – spiega il legale della famiglia, l’avvocato Francesco Terruli – e il tribunale, con sentenza del 2013, vista la consulenza tecnica d’ufficio, ha riconosciuto il nesso di causa tra la somministrazione del vaccino (contro pertosse, tetano, poliomelite, tra le altre) e i deficit. Il Ministero pagò una prima tranche dopo la prima sentenza del Tar a cui ci siamo rivolti proprio perchè nulla, ancora, era stato versato nonostante la sentenza passata in giudicato. Poi – spiega ancora l’avvocato – essendo previsto l’ulteriore indennizzo dalla legge 229 del 2005, abbiamo presentato nel 2017 un’ulteriore domanda per ottenere il risarcimento, appunto anche perchè le condizioni dell’adolescente sono gravi. Eppure il Ministero ancora una volta è rimasto in silenzio. Il 20 febbraio il Tar ci ha dato ragione, condannadolo a pagare quelle somme che spettano per legge ai coniugi modenesi e corrisposte come ulteriore danno al minore e a chi presta assistenza».

Nella sentenza si fa infatti presente come «i coniugi, con domanda del maggio 2016, abbiano formulato apposita domanda per l’ottenimento dell’ulteriore indennizzo riconosciuto in favore dei soggetti danneggiati da vaccinazione. Con lettera trasmessa al Ministero a febbraio 2017 i ricorrenti sollecitavano al pagamento dell’indennizzo ma il ministero, pur comunicando come il bambino fosse stato inserito nella graduatoria di prossima emanazione, non ha poi provveduto al pagamento e neppure a inserire il ragazzino in graduatoria». Da qui la condanna.