Valentina Vincenzi durante un allenamento: "Voglia di mettermi alla prova"
Valentina Vincenzi durante un allenamento: "Voglia di mettermi alla prova"

Modena, 20 ottobre 2019 - Oggi è il giorno della rivincita: Valentina Vincenzi, bodybuilder modenese di 28 anni, batterà se stessa e soprattutto le tante ‘sentenze’ che prospettavano per lei una vita ‘a riposo’. Perchè nonostante un gravissimo incidente, tre anni fa, che l’ha vista costretta a letto e a causa del quale ha rischiato di perdere una gamba, Valentina oggi partecipa ad Abano Terme al Trofeo il Moro, competizione di Body building, settore Bikini. Ad allenare il suo corpo ma anche il suo cuore il compagno e noto bodybuilder italiano Federico Focherini.

Com’era la tua vita prima dell’incidente?
«Sin da quanto ero bambina ho praticato tantissimo sport; dalla danza alla ginnastica artistica. Poi è arrivata la passione per il body building che continua anche oggi. Sono sempre stata una persona molto attiva; mi sono laureata a Londra in psicologia criminale e ho continuato a viaggiare e ad allenarmi fino a che un terribile incidente non mi ha fermato».

Che cosa è accaduto nel 2016?
«Tornavo da un viaggio di lavoro per conto di una compagnia di abbigliamento. All’improvviso la mia auto ha subito un guasto e mi sono fermata sulla corsia di emergenza, sulla Brennero, all’altezza di Mantova. Sono scesa dall’auto in attesa dei soccorsi: mi ero sistemata, proprio per ripararmi, tra la vettura e il guard rail. All’improvviso un camion ha sbandato e ha colpito in pieno l’auto».

Ti ha investita?
«Sono stata travolta dalla mia stessa vettura. Sono stata sempre cosciente; anche durante la corsa al Niguarda in elisoccorso. In ospedale ho trovato le persone, l’ortopedico e il chirurgo, che riuscendo a salvarmi la gamba mi hanno anche salvato la vita».

Quanto tempo sei rimasta a letto?
«Tre mesi su quattro di degenza. La gamba sinistra risultava semi amputata ed essendo rimasta incastrata tra il guard rail e le lamiere dell’auto la ferita era infetta. I medici hanno tenuto aperte le ferite per oltre due mesi, mantenendo la prognosi riservata. Non sapevano quale sarebbe stato l’esito: c’erano continue infezioni e rischiavo la setticemia».

Come sono riusciti a salvare l’arto?
«Hanno pulito quotidianamente le ferite poi hanno effettuato trapianti di pelle; innesti dalla gamba destra a quella sinistra. Dopo di che mi hanno cambiato il fissatore circolare e, pian piano, ho ripreso a camminare. A dicembre sono tornata a casa e a fine luglio 2017 ho tolto il fissatore ma già avevo ripreso ad allenare, lentamente, spalle e schiena».

Una graduale rinascita...
«Ho iniziato ad allenarmi ogni giorno e in palestra ho conosciuto Federico: era il 2018. Prima dell’incidente avevo un unico sogno; quello di gareggiare ma pensavo non sarebbe stato possibile. Il ginocchio non teneva e avevo un danno al nervo sciatico: i medici mi avevano detto che mai avrei potuto camminare senza stampelle. E’ stato un miracolo».

Oggi per la prima volta gareggi, hai paura?
«Sono emozionata ma c’è tanta voglia di mettermi alla prova. Federico mi ha tutelato da ogni punto di vista: tanto merito va a lui. Da oggi, per me, inizia una seconda vita».