di Ferruccio Veronesi A vent’anni dalla morte, Carlo Cattelani, macellaio a Baggiovara, è stato uno degli scopritori di alcuni dei maggiori talenti artistici del nostro tempo. Il giudizio è di Angela Vettese, che è stata la più colta direttrice della nostra Galleria Estense. Personalità complessa, contraddittoria, qualità da rabdomante del Modenese diventato noto anche fuori dai confini. Assieme al conte Panza di Biumo che, nel Varesotto, aveva la più ricca collezione italiana di arte contemporanea e d’avanguardia, fu il primo a portare e far conoscere le opere di Mark Rothko, l’artista...

di Ferruccio Veronesi

A vent’anni dalla morte, Carlo Cattelani, macellaio a Baggiovara, è stato uno degli scopritori di alcuni dei maggiori talenti artistici del nostro tempo. Il giudizio è di Angela Vettese, che è stata la più colta direttrice della nostra Galleria Estense. Personalità complessa, contraddittoria, qualità da rabdomante del Modenese diventato noto anche fuori dai confini. Assieme al conte Panza di Biumo che, nel Varesotto, aveva la più ricca collezione italiana di arte contemporanea e d’avanguardia, fu il primo a portare e far conoscere le opere di Mark Rothko, l’artista lettone-americano oggi battuto alle principali aste a centinaia di milioni di dollari. Ma, se era un macellaio, dove trovava i soldi? Semplice: in banca. Carlo, ottenuto il prestito, andava a New York alle aste di Sothebys. Comprò Josef Albers, Lucio Fontana, Carsten Haller, Sherrie Levine, Frank Stella (una trentina). Carlo era provvisto del ‘terzo occhio’ (che solo i grandi collezionisti possiedono). Siccome parlava preferibilmente in dialetto modenese, i funzionari della Sothebys gli mettevano a disposizione un interprete. Ma i valori delle opere (vero bene rifugio), salivano lentamente, il tempo passava in fretta e, quando la banca sollecitava la restituzione del prestito, Carlo non aveva avuto il tempo di vendere quei gioielli ed era costretto a disfarsene a prezzi irrisori.

Personaggio complesso, dicevo. Ogni volta che veniva a casa mia moriva dalla voglia di raccontarmi le sue barzellette. Chiamarle ‘sporche’ è un eufemismo. Erano scurrili, vere e proprie pochades. Lui, cosi religioso! In casa sua, tutte le sere recita del rosario con la paziente e brava Afra, sua moglie e i cinque figli. Frequenti le visite a Oliveto, dove don Dossetti (grande asceta e grandissimo intellettuale e politico) aveva fondato una comunità monastica. Carlo portò a Modena Hermann Nitsch, fondatore dell’Azionismo austriaco, misto di arte e performance che si svolgevano nel suo castello. Carlo gli organizzò una mostra-spettacolo inquietante anche a Modena. Con la crisi petrolifera del ’74, le banche ridussero i loro prestiti. Carlo vendette la macelleria e si trasferì in una grande casa ristrutturata della zona. Qui trovavano rifugio giovani artisti errabondi e squattrinati. Un letto e un pasto Afra non lo negava a nessuno. Profondamente buono, Carlo intratteneva rapporti con tutti, li aiutava. Finito il giro dei grandi nomi dell’arte pensò di puntare sull’Arte Sacra, da collocare anche nelle chiese: l’arte – gli feci notare – quando è vera arte (come, ad esempio, l’Adolescente di Vittorio Magelli) è sempre sacra. Non basta dipingere Cristi, Madonne, santi e beati per fare arte sacra. La Vergine delle Rocce di Leonardo, non è sacra per la presenza della Madonna, ma perché è nata dal pennello del più grande genio del Rinascimento.

Due mostre in omaggio a Cattelani sono visitabili fino a domani agli ‘Amici dell’Arte’ di Vignola e al Salotto Muratori di Modena in via Selmi 2.