Folla ai funerali e, sopra, da sinistra l’amico Bellini e i nipoti A destra, la bara fuori dalla chiesa e la commozione della moglie
Folla ai funerali e, sopra, da sinistra l’amico Bellini e i nipoti A destra, la bara fuori dalla chiesa e la commozione della moglie

Mirandola (Modena), 16 giugno 2017 - C'è sempre ‘la partenza’ nella vita di ogni uomo, e quando l’ultimo saluto è riservato a un ‘grande’, qual è stato Mario Veronesi, fondatore dell’emodialisi europea, l’impressione è di essere diventati tutti ‘orfani’, di aver perso una forte presenza, qualcuno di molto importante. Per tanti un ‘amico’, un ‘fratello’, un ‘collega’, un ‘uomo’ che ha fatto del bene all’umanità. Solo la fede aiuta a decifrare il vuoto, e a proiettare già nel presente la certezza che «la vita non si disperde, ma viene trasformata: quando sarà distrutta la ‘tenda’ si entra nella dimora eterna» ricorda il parroco don Flavio, attorniato da una decina di sacerdoti e dal vicario del Vescovo Cavina (don Carlo Malavasi), a commento della seconda lettera ai Corinzi. Le letture scelte per le esequie funebri dell’inventore del biomedicale parlano di «risurrezione, di vita eterna, perché tutto opera per la vita, come fece il dottor Mario», che con le sue invenzioni ha ridato speranza a milioni di persone nel mondo, destinate, senza la dialisi, a morire. Ci sono all’incirca mille persone che la chiesa post sisma di via Posta non riesce a contenere. A fianco dell’altare, i gonfaloni di Provincia, Comune, Rotary Club.

In prima fila la moglie Bianca, le figlie Cecilia e Francesca, i nipoti Umberto, Eugenio, Oliviero, Ludovico, i generi, i colleghi imprenditori che assieme a Veronesi hanno fatto la storia del biomedicale. Ma anche il sindaco Maino Benatti, il presidente della Provincia Giancarlo Muzzarelli, l’assessore regionale Palma Costi, le autorità militari, e tantissimi cittadini, operai, ex dipendenti delle aziende da lui fondate. «Siamo qua per rendere omaggio a un mirandolese eccezionale, che ha creato lavoro e ricchezza per la nostra città, e oltre i confini. Nei suoi confronti abbiamo tutti un debito di immensa riconoscenza» diranno in tanti prima delle esequie (organizzate da Terra Cielo di Gibellini) con gli occhi lucidi, la tristezza disegnata sul volto, la foto ricordo stretta tra le mani.

La città è in lutto. Il sindaco, accogliendo le testimonianze di affetto di tanti concittadini, ha proclamato, infatti, per la giornata di ieri il lutto cittadino, con la richiesta che alle 16 si fosse osservato un minuto di silenzio. E così è stato ovunque. Le bandiere degli edifici comunali erano state listate a lutto. Il sindaco, poi, assieme al presidente della Regione Stefano Bonaccini, ha deciso di intitolare a Veronesi il Tecnopolo, fucina dedicata a ricerca, innovazione, sviluppo. I tre pilastri dell’attività di Veronesi.

Al termine dell’omelia, l’imprenditore Gianni Bellini, con la voce rotta dalla commozione, ha raccontato dell’amico e collega, del loro primo incontro: «Mario è un grande, ne parlo al presente, perché lui è….». Poi ha spiegato: «Mario è un illuminato, un graziato da Dio per le sue esclusive doti d’intuito; tanta intuizione che gli ha permesso di individuare con un breve, puntuale anticipo, un mese fa, il momento giusto per convocare noi veterani, suoi primi collaboratori, membri della Bella Compagnia, e preavvisarci in modo lucido e sereno che era arrivato il momento di salutarci, ringraziandoci per quello che avevamo fatto insieme».

Dopo di lui gli adorati nipoti. Oliviero ha letto il tema svolto alle elementare sul nonno riuscendo a strappare un sorriso tra le lacrime.

Il feretro è poi partito alla volta del cimitero di Mirandola dove è stato sepolto nella tomba di famiglia, accanto al figlio Alberto, morto nel 2015 a 56 anni per una caduta accidentale dal tetto.