Lorenzo Iughetti, direttore della Struttura complessa di Pediatria del Policlinico
Lorenzo Iughetti, direttore della Struttura complessa di Pediatria del Policlinico

Modena, 13 novembre 2021 - Arrivata con oltre due mesi d’anticipo, la bronchiolite riconducibile al virus respiratorio sinciziale preoccupa i medici della provincia di Modena, che rinnovano un appello alle famiglie con figli piccoli che manifestano i primi sintomi. "State attenti perché si rischia di saturare i posti letto pediatrici in ospedale. In questi mesi occorre un’assoluta precauzione, una scrupolosa igiene delle mani e l’uso della mascherina se entrano estranei in casa. Rischiamo veramente di avere un brutto inverno". Lo spiega Lorenzo Iughetti, direttore della Struttura complessa di Pediatria dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Modena.

Professore qual è la situazione dell’epidemia da Vrs, il virus respiratorio sinciziale?
"Purtroppo non è tranquillizzante. Nel senso che il numero degli affetti da bronchiolite è piuttosto serio: solitamente il picco di questa infezione lo registravamo tra metà dicembre e maggio".

In cosa consiste?
"È una infezione alle vie respiratorie, si tratta di un virus che si diffonde molto facilmente, per il quale non c’è un vaccino. Lo scorso anno era praticamente scomparso perché con le misure di contenimento del Covid avevano fatto sì che non ci fossero in circolazione in Italia casi di bronchiolite. Tenga presente che noi ricoveriamo, da gennaio a marzo, mediamente dai 120 ai 150 casi di bambini. Lo scorso anno ne abbiamo ricoverato uno, significa che le misure adottate per il lockdown, come le mascherine e il lavaggio frequente delle mani, hanno influito molto. Quest’anno la cosa è molto diversa: forse ci sentiamo più liberi, circoliamo di più, forse siamo meno attenti alle misure di protezione, sta di fatto che abbiamo visto una recrudescenza di questi casi".

Chi sono i bimbi più colpiti?

"Quelli che necessitano del ricovero hanno meno di un anno, ma diversi hanno meno di un mese, quindi neonati e lattanti. Sono bambini che necessitano di essere supplementati di ossigeno. Raramente c’è la necessità di ricoverarli in terapia intensiva neonatale, ma lo scorso mese ne abbiamo avuti tre che necessitavano di essere intubati. È una condizione che peraltro avevamo visto in letteratura e speravamo non si realizzasse, ma poi è comparsa in Australia, negli Stati Uniti e poi è arrivata anche nel nostro Paese".

Come si può curare?
"Questa malattia di fatto non ha una cura. Provoca una grave difficoltà respiratoria che deriva dal fatto che il virus attaccando l’apparato respiratorio, soprattutto le vie più piccole, va ad occludere la possibilità di scambio gassoso. Se per noi adulti può risolversi con un semplice raffreddore, nei neonati e nei bambini molto piccoli la situazione diventa molto più impegnativa".

Come fanno i genitori ad accorgersene?
"Devono stare molto attenti se il piccolo (specialmente il neonato e il lattante) ha anche solo un banale raffreddore. Devono capire che se il bambino comincia a non mangiare a sufficienza, non riesce a respirare bene e ha affanno, è necessaria una valutazione medica"

Cosa fare per limitare la diffusione?
"Tutto quello che abbiamo imparato a fare col Coronavirus: lavarsi le mani, mantenere il bambino soprattutto il neonato lontano da estranei. È l’igiene personale e dell’ambiente che può aiutarci a limitare la diffusione del virus".

Professore, la situazione a Modena è sotto controllo?
"La bronchiolite sta mettendo a dura prova il sistema, nei reparti di pediatria siamo pieni e questo non solo a Modena, ma anche a Reggio Emilia e Parma. La nostra preoccupazione, è legata al fatto che questa epidemia solitamente cominciava sotto le feste di Natale; essendo cominciata così presto rischiamo di avere un inverno molto difficoltoso. Perché ovviamente a questo si aggiunge la problematica organizzativa legata all’emergenza Covid ancora in corso".