Zanni finalista al Festival ’Tin Bota’: "Nei miei brani la cultura del dialetto"

L’artista è stato il primo ad aggiudicarsi il ’Bertoli’, ora è fra i 12 candidati dell’evento a Casalecchio.

Zanni finalista al Festival ’Tin Bota’: "Nei miei brani la cultura del dialetto"

Zanni finalista al Festival ’Tin Bota’: "Nei miei brani la cultura del dialetto"

C’è anche il cantautore modenese Roberto Zanni (foto) tra i 12 finalisti della prima edizione del Festival ‘Tin Bota’, dedicato alla canzone dialettale emiliano-romagnola. La finale si terrà sabato, alle 21, al Teatro Comunale Laura Betti di Casalecchio di Reno (piazza del Popolo). Obiettivo dell’iniziativa valorizzare i dialetti della nostra regione, da Piacenza a Bologna, da Comacchio alla Romagna, coinvolgendo artisti e musicisti nella rivisitazione e nel rilancio delle canzoni tradizionali del territorio. "Per me cantare in dialetto è fare cultura, da conservare e trasmettere – afferma Roberto Zanni – perché è lì che sono le nostre radici. Ho iniziato a suonare la chitarra fino da ragazzino e dalla seconda superiore anche a comporre canzoni, in italiano. Il dialetto è subentrato dopo, verso i 40 anni, con la canzone ‘Modna l’è chè’". Le origini, la tradizione, il desiderio che la lingua non andasse perduta, hanno portato Roberto in questi anni a partecipare a vari festival della canzone dialettale a Modena. "Quest’anno per la prima volta è uscito questo concorso a livello regionale, mi sono iscritto e sono arrivato tra i finalisti. Sul palco porterò la canzone ‘Trent’ann’, con la quale mi sono classificato primo vincitore alla prima edizione del Premio Bertoli nel 2013. Ho scelto questo brano – prosegue il cantautore – perché è quello cui sono più affezionato sotto il punto di vista della canzone dialettale. L’ho scritto nel 2010 e ripercorre la storia vera di un caro amico originario del Sud che ha lasciato la sua terra trenta anni prima per venire a lavorare a Modena". Sul palco Roberto sarà accompagnato da Max D’Andrea al basso e da Luigi Catuogno alla chitarra classica.

Maria Silvia Cabri