Modena, 28 maggio 2015 - Ha 56 anni, è considerato uno dei grandi maestri dell’arte del fumetto, in particolare modo di quello erotico. Abita a Vignola e non ama spostarsi, è da 30 anni che disegna racconti, è un autodidatta, sono usciti molti libri e molti albi di fumetti e inoltre dipinge… Lui è Roberto Baldazzini, Mocu l’ha incontrato nella sua casa/studio/archivio a Vignola.

Dove nasce questa tua passione per il mondo erotico, che poi per te è diventata la tua ossessione?

«Le mie prime letture sono stati i fotoromanzi, poi i pocket degli anni ‘60’ e ’70! Mi piaceva Isabella, un’ aristocratica di cui si intravedeva il seno dalla camicia bianca aperta sul petto, mi piaceva il fatto che fosse sempre seminuda, per me era molto erotico, come se una persona vivesse nel quotidiano con un particolare sex appeal. Nel bene o nel male quello che ho cercato di riprodurre attraverso il mio immaginario di disegnatore di fumetti, ad esempio con la serie di Casa Howhard, in cui il corpo dei personaggi è libero di muoversi, godere e spogliarsi degli abiti senza vincoli di sorta. Invece la dimensione più morbosa e feticista, me l’ha suggerita Magnus, con Satanik. Il primo albetto che ho letto conteneva tutti gli ingredienti che ho poi sviluppato anche attraverso i miei disegni: donne molto belle e crudeli, sexy, che dominavano la scena, gli uomini sottomessi, atmosfere in bianco e nero, scure...».

Perché stai a Vignola e non a Parigi o in Francia dove sei considerato un grandissimo autore?

«In una città non riesco ad abitarci, ci ho provato con Roma e Bologna, atmosfere troppo caotiche che mi esauriscono in poco tempo. Per me fisicamente è importante stare qui, dove abito e dove sono nato. Negli anni ho preso a cuore la mia esistenza di uomo, non solo di artista, come corpo io risiedo qua, mi sono messo a vivere il territorio per rendermi conto meglio dello spazio che mi circonda, la sua storia e il mio passato. E ad un certo punto è arrivato forte, dentro di me, il tema della Resistenza. Prima, circa 10 anni fa, con amici, sono stato coinvolto a fare dei documentari sulla Resistenza. Più tardi, nel 2005 ho iniziato a prendere appunti su testimonianze orali e da lì è nata la conoscenza di Alfredo Cavazzuti , il partigiano che mi ha aiutato concretamente nella realizzazione del libro a fumetti L’inverno di Diego».

E nel prossimo futuro, cosa farai?

«Ho accettato una proposta dell’editore Bonelli. Una storia di 200 pagine sceneggiata da Michele Masiero, che mi impegnerà per circa due anni, a tutt’oggi ho disegnato circa 20 pagine, se riesco a farne 10 al mese sarà una buona media. Ma nello stesso tempo vorrei avanzare anche con il progetto de Le quattro stagioni della Resistenza e se fosse possibile allestire alcune mostre di pittura...».

Esiste un nuovo Baldazzini?

«Diventando anziani si diventa maestri. Da quando sono iscritto a Facebook posso vedere meglio i talenti di tanti ragazzi, ma soprattutto ragazze, è straordinario vedere il numero e la qualità dell’espressione creativa generata! Fenomeni come Gipi e Zerocalcare fungono da catalizzatore attirando l’attenzione su persone che non hanno mai letto fumetti: questo è molto importante!».