Modena, 17 febbraio 2018 - Verrà a prenderci a casa e controllerà il nostro stato di salute. Dialogherà con i semafori intelligenti e sceglierà le strade con meno traffico per non farci tardare al lavoro. Benvenuti nell’era delle auto intelligenti, mezzi che con noi o senza di noi sapranno muoversi in città con il supporto di sensori e infrastrutture digitali ad hoc. Non siamo a Mountain View o Cupertino, dove Google e Apple ci stanno già provando da anni, ma a Modena, nel cuore della Motor Valley, patria di brand storici come Ferrari e Maserati. È qui che Comune, Università e Fca lavoreranno sul veicolo autonomo grazie alla nascita della Automotive Smart Area (Masa), vero e proprio quartiere-laboratorio nell’area nord della città che farà da incubatore per testare i mezzi del futuro. Pochi giorni fa durante un incontro con gli atenei di Modena e Trento (altro partner del progetto) e le rispettive amministrazioni, Fca si è detta pronta a investire per realizzare quello che fino a oggi è realtà solo nei film di fantascienza. «Saremo l’unico esempio di sperimentazione in ambito urbano in Italia, per migliorare sia la mobilità che la qualità di vita dei cittadini», spiega a proposito l’assessora modenese Ludovica Carla Ferrari. E di questo salto nell’era delle auto ‘umane’ ci parla il professore Francesco Leali, delegato del rettore dell’Unimore per lo sviluppo del Masa.
Leali, come avete convinto Fca?
«Sono anni che in sinergia con ateneo, istituzioni e gruppi industriali lavoriamo sul tema e siamo orgogliosi che Modena sia destinata a diventare un centro di riferimento per queste tecnologie. Come città parte integrante della Motor Valley abbiamo tutte le competenze per attrarre risorse e l’interesse di Fca ci inorgoglisce. L’Automotive Smart Area potrà contare sia sulle sperimentazioni all’autodromo di Marzaglia che sulle infrastrutture di nuova generazione che stiamo installando nel quartiere dove sorgerà il Masa». 
Di che tipo di allestimento tecnologico parliamo?
«Di semafori intelligenti, segnaletica digitale, sensori a livello strada e una connessione veloce 5G, capace di elaborare rapidamente i dati comunicati dalle auto».
I mezzi saranno connessi tra di loro per creare una rete di informazioni condivise? 
«Non solo, i veicoli dialogheranno con l’ambiente circostante. L’obiettivo è azzerare gli incidenti e dare la massima sicurezza sia ai pedoni che ai conducenti». 
Che caratteristiche avranno queste ‘creature’ avveniristiche?
«Le auto potranno prevedere, per esempio, l’arrivo di pedoni e ciclisti, interpretando il loro comportamento, valutare lo stato del manto stradale e comunicare la presenza di eventuali buche da riparare. E ancora: segnalare incidenti, dare input per modificare la viabilità e cambiare le indicazioni stradali in tempo reale. Il cittadino sarà al centro di questo connessione digitale urbana. In gran segreto abbiamo già iniziato le sperimentazioni col patrocinio del ministero delle Infrastrutture e Trasporti».
Insomma, l’automobilista non dovrà più pensare a niente?
«Non solo, il mezzo sarà in grado di monitorare il suo stato di salute, sostituirsi alla guida in caso di emergenza ed evitare la maggioranza degli incidenti legati a malori e abuso di alcol e droghe».
Nella smart area lavorerete anche sull’auto senza conducente?
«Certamente. Parliamo di un livello cosiddetto 5, quello più avanzato. In questo scenario ci saranno mezzi completamente autonomi, con veicoli che trasporteranno le persone da un punto A a un punto B. Le auto potranno sostituire il servizio di trasporto pubblico, riducendo così traffico e smog. Ma per fare tutto questo abbiamo bisogno di regole comuni nei vari Paesi, tema su cui stiamo lavorando con i vari dipartimenti presenti in ateneo».