Carpi, 15 giugno 2018 - Sarà il Balsamico Village del Gruppo De Nigris, il parco tematico a Carpi dedicato all’aceto balsamico, ad ospitare oggi pomeriggio alle 17 la tavola rotonda ‘Creare valore per il territorio’, ovvero ‘Il coraggio di investire nel tempo dell’incertezza’ organizzata da QN-Il Resto del Carlino in collaborazione con Bper Banca. 

Esponenti di spicco del panorama produttivo e universitario locale si confronteranno sulle nuove sfide che attendono le imprese dopo il passaggio della fase acuta di una crisi che ha lasciato dietro di sè profondi cambiamenti. 
Ad introdurre i lavori sarà Giovanni Solinas, direttore del Dipartimento di Economia Marco Biagi dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia che illustrerà lo scenario economico attuale. 

A seguire porgerà i suoi saluti Giovanni Garagnani, direttore commerciale del gruppo De Nigris, una delle realtà più importanti del territorio nella produzione di aceto balsamico. 
Inizierà poi la tavola rotonda vera e propria moderata dalla giornalista Barbara Manicardi, responsabile della redazione di Modena de Il Resto del Carlino. Si confronteranno Fabrizio Togni, direttore generale di Bper Banca, Carlo Zini, presidente di Cmb, colosso cooperativo nel settore delle costruzioni e Andrea Bedosti senior vice president e consigliere delegato di Lovol Arbos Group spa, gruppo che ha assorbito la storica Goldoni Trattori di Carpi. 
Al termine della tavola rotonda ci sarà un cocktail a buffet e a seguire, intorno alle 19.45, la visita guidata al Balsamico Village. 

L’evento rientra in una serie di tavole rotonde a carattere economico che per il settimo anno consecutivo Bper organizza in collaborazione con QN-Il Resto del Carlino. 

«La ripresa c’è, sul mercato sono rimaste le imprese che hanno saputo investire».  Secondo Fabrizio Togni, direttore generale di Bper, la crisi acuta è passata e l’Emilia-Romagna sta registrando ottimi dati produttivi anche la dinamica degli investimenti non è così rilevante come ci si aspettava. 
Possiamo dire che la ripresa è lenta ma costante?
«In Emilia-Romagna la ripresa sicuramente c’è ed è da alcuni anni che assistiamo a ritmi di crescita della produzione e del prodotto lordo decisamente interessanti, pari all’1,8% per lo scorso anno: tassi di crescita molto simili a quelli delle aree più sviluppate d’Europa. La media nazionale è più bassa.  Qualche preoccupazione deriva dal rallentamento della produzione industriale e delle esportazioni che registrato negli ultimi mesi»
Potrebbe essere un’inversione di tendenza?
«I ritmi di crescita dell’inizio di quest’anno potrebbero essere inferiori a quelli dell’ultimo periodo. Speriamo sia un fattore contingente, non credo si tratti di una inversione di tendenza, la crescita c’è anche se la dinamica degli investimenti produttivi non è così rilevante come ci si sarebbe potuti attendere.  Se prendiamo i dati dell’Emilia Romagna sono dati buoni trainati soprattutto dall’export. Lo scorso anno si è registrata anche una leggera ripresa del mercato interno e c’è qualche timido segnale di risveglio anche del mercato immobiliare: i prezzi non aumentano però ci sono stati molti più scambi che in passato»
Quali sono i settori produttivi che vanno meglio?
«Non dimentichiamo che negli anni della crisi abbiamo lasciato sul terreno circa il 25-30% della nostra capacità produttiva, c’è stata una selezione importante. Quelli che sono rimaste sono le imprese in grado di competere sui mercati internazionali, quelle che hanno fatto investimenti, sono efficienti e si sono ammodernate adeguandosi al mercato. Quindi un pò tutti i settori stanno andando bene, dalla ceramica alla meccanica, alle confezioni, proprio perchè sono rimaste solo le imprese più efficienti»
In che modo la crisi ha cambiato i i rapporti tra banca e impresa? 
«I cambiamenti principali a mio modo di vedere sono dovuti non tanto all’intervento della crisi che abbiamo attraversato, quanto ai cambiamenti che ci sono stati nelle normative che riguardano le banche.  Oggi i vincoli, le modalità operative, le definizioni dei processi di erogazione del credito non sono più lasciati all’interpretazione delle singole banche come avveniva in passato ma in modo molto puntuale sono definiti da processi imposti dai regolatori e inevitabilmente finiscono per costringere le banche a ragionare secondo certi schemi.  Quello che manca in questo momento è la piena conoscenza, in qualche caso di operatori bancari periferici ma soprattutto da parte della clientela, di questi schemi. Il cliente oggi probabilmente fa fatica a capire perchè la banca lo sommerga di richieste di documenti, di business plan: la banca non vuole diventare più complicata nel rapprto con il cliente ma deve per forza avere a corredo i documenti perchè nel momento in cui arriva l’ispezione della Bce o della Banca d’Italia l’istituto di credito deve essere in grado di tracciare tutto il processo decisionale che c’è stato» 
Anche la banca è un’impresa, com’è cambiata dopo la crisi? 
«Il processo in atto da una decina d’anni, è un cambiamento tecnologico e di mercato. Gli anni della crisi hanno portato le banche ad affrontare un cambiamento che ora è epocale. Fino a un certo numero di anni fa il problema era dove aprire le filiali e quante aprirne: oggi il problema, di fronte allo sviluppo di internet, è come razionalizzare il numero delle filiali mantenendo la stessa qualità del servizio ai clienti e utilizzando sempre più i canali diretti. Si è capovolto l’approccio da parte delle banche» 
Qual è la situazione del sistema bancario oggi? 
«Il sistema bancario comincia a vedere la luce in fondo al tunnel, le banche iniziano ad avere bilanci molto più puliti di prima. Si stanno facendo investimenti molto rilevanti, noi abbimo chiuso un piano industriale in cui abbiamo investito 150milioni di cui la maggior parte nell’informatica»