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Castelfrigo, si accelera sulle ricollocazioni

Le istituzioni provano a evitare il possibile sgombero. Intanto continua il blocco dei tir

di VALERIO GAGLIARDELLI
Ultimo aggiornamento il 8 febbraio 2018 alle 21:05
Lo sciopero

Castelnuovo (Modena), 9 febbraio 2018 - E i giorni di trincea, coi camion inchiodati dentro la Castelfrigo, adesso sono tre. Un blocco che ieri ha superato le 72 ore, allungatosi attraverso il solito ottovolante di tensioni legate – inevitabilmente – ai movimenti delle forze dell’ordine. In un susseguirsi di «adesso caricano, anzi no» che tra i manifestanti è andato avanti a lungo.

Alla fine – perlomeno fino a ieri sera – lo sgombero di cancelli da parte della polizia non c’è stato. In mattinata sono arrivate sul posto tre camionette piene di agenti, e a quel punto il loro intervento è parso davvero imminente. Invece tre ore dopo – durante la quali le presenze davanti all’azienda sono praticamente raddoppiate fino a duecento persone circa – i mezzi antisommossa sono rientrati in questura a Modena. E da lì in poi è stato tutto un susseguirsi di ipotesi, basate su semplici sensazioni e voci di corridoio non verificabili.

Il rinvio dello sgombero, però, è senz’altro la dimostrazione di un dialogo andato avanti per tutta la giornata a diversi livelli. Tra le istituzioni – soprattutto la Regione –, le forze dell’ordine, la Prefettura e il mondo imprenditoriale e cooperativo. Un dialogo che punta decisamente ad evitare – nel limite del possibile – lo sgombero. Che per diverse ragioni, anche politiche, a molti non piacerebbe. Castelfrigo e Cgil nel frattempo non si sono parlate: in questa fase sarebbe inutile, viste le distanze. Quindi ognuna, separatamente, ha avuto ieri qualche sporadico contatto con le istituzioni. Il sindacato ha ribadito che i blocchi resteranno fino a quando l’accordo (cioè la ricollocazione di tutti i licenziati) non sarà soddisfatto. L’azienda, invece, ha chiesto formalmente spiegazioni sui motivi del mancato sgombero, oltre a sottolineare la necessità di far uscire i propri carichi di carne.

La situazione, quasi da vicolo cieco, sembra aver comunque iniettato benzina nei motori che stanno girando per la ricollocazione dei licenziati. Ad esempio Legacoop Estense ha fatto sapere che, in linea con gli impegni presi al tavolo regionale, una cooperativa sua associata ha già avviato i colloqui per assumere una decina dei 75 licenziati rimasti a casa. La stessa Regione, in collaborazone anche con Confindustria, sta cercando di individuare altri posti di lavoro immediatamente disponibili in altre imprese del settore. Mentre dal Comune di Castelnuovo trapela che il sindaco Paradisi – contestato ieri da diversi manifestanti per non essersi presentato davanti all’azienda – stia chiamando a raccolta gli imprenditori della zona per definire quanti lavoratori e dove potrebbero essere collocati nel distretto nel minor tempo possibile.

 

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