Marco Marchi e Gianguido Tarabini
Marco Marchi e Gianguido Tarabini

Carpi, 28 marzo 2019 - Si fanno sempre più insistenti i rumors su una possibile unione tra Liu Jo, colosso carpigiano, con un’altra realtà storica della moda, Blumarine. Le voci si sono intensificate dopo che lo stesso amministratore delegato, nonché azionista di maggioranza, Marco Marchi, ha reso noto il suo desiderio di dare vita ad un ‘polo del premium’, che coinvolga alcune delle migliori realtà imprenditoriali del territorio. I numeri sono dalla sua parte: Liu Jo ha chiuso il 2018 con un incremento dei ricavi vicino alla doppia cifra. Il giro d’affari dell’azienda carpigiana è arrivato a 435 milioni di euro: una base che, mantenendo l’attuale passo di crescita, avvicina Liu Jo alla soglia dei 500 milioni di fatturato nell’attuale esercizio.

«Non ho mai nascosto il mio obiettivo strategico di creare un segmento catalizzatore del premium – afferma Marco Marchi – una piattaforma nazionale che valorizzi le opportunità della fascia premium del mercato. Ciò anche mediante l’acquisizione di altre imprese che operano nello stesso settore». «Proprio in questa prospettiva – prosegue – da mesi stiamo valutando dossier di aziende sul mercato per dare vita ad un gruppo necessariamente più grande per competere con successo e accelerare sul piano dell’internazionalizzazione».

Le analisi di dossier sono concentrate su imprese del territorio: «L’Emilia Romagna resta per me l’area su cui puntare l’attenzione». E per quanto riguarda Blumarine? Marchi non nasconde il suo interesse: «Da sempre ho espresso la mia opinione favorevole verso quella che può considerarsi un’azienda blasonata, un autentico gioiello, un patrimonio del nostro territorio. Ma per realizzare un’unione, occorre sempre essere in due».

Un ‘corteggiamento’, quello di Marco Marchi verso Blumarine, che ha radici lontane e che, se concretizzato in un ‘matrimonio’, vedrebbe due colossi carpigiani uniti insieme in una fascia di mercato sempre più appetibile. «Reputo sia essenziale ora una visione più ampia, globale, che va oltre una singola acquisizione. Il progetto del ‘polo del premium’ è innovativo e si colloca tra il polo del lusso, monopolizzato dai francesi e il mass market, fagocitato dai brand di massa. Stare da soli ormai è rischioso, le sinergie industriali e distributive sono fondamentali ed economicamente vantaggiose per tutti». «Sono onorato che Blumarine attiri l’attenzione di grandi imprese anche locali – commenta Gianguido Tarabini, amministratore unico del Gruppo –. Anche io reputo che ad oggi le aggregazioni siano vincenti: restare soli è sempre più complicato. Più i gruppi sono grandi, più possono cavalcare l’onda del successo».

«Peraltro – chiosa – nulla deve essere dato per scontato, ci sono in gioco tanti fattori. Se si concatenano possono dare vita ad alleanze vincenti. Altrimenti, ognuno prosegue sulla propria strada».