Flop del Pd
Flop del Pd

Modena, 6 marzo 2018 - Il centrodestra, ma sarebbe meglio dire la Lega, nella Bassa. I 5 Stelle nel distretto ceramico. Forza Italia e Salvini, ancora, nei piccoli centri della montagna. C’è, dietro alle affermazioni di questa tornata elettorale, una sensazione amarissima per la sinistra che, nel cuore dell’Emilia, ha costruito le sue fortune preoccupandosi, in primis, degli ultimi. Le vittorie degli avversari sono maturate nei territori più problematici: nel cratere sismico, ancora alle prese con la ricostruzione, dove il senatore uscente Stefano Vaccari si è piazzato addirittura terzo dietro Emanuele Cestari (Lega) e Vittorio Ferraresi (5 Stelle). O nei piccoli Comuni dell’Appennino, alle prese con lo spopolamento e con l’impoverimento dei servizi (punto nascite di Pavullo, un esempio su tutti). E che dire della zona delle ceramiche, coi suoi quartieri operai?

Il messaggio è chiaro: questo Pd, così non va. E, sbirciando il risultato di Liberi e Uguali, viene il dubbio che lo strappo a sinistra, a prescindere dalle responsabilità dei Renzi, dei Bersani o dei D’Alema, abbia aumentato ancora il solco tra gli elettori rossi e il loro ex partito.

Qualcuno, ieri, diceva che i dem, nell’Italia di oggi, fanno risultato solo nei centri storici, nelle zone ricche, tra i «radical chic». Quel che è certo è che il legame col territorio, come segnalavano ieri, con le ferite ancora aperte, tutti i leader del (fu) partitone, va ricostruito pezzo per pezzo.

E’ vero, a Modena città il partito ha tenuto (primo col 31,4%, seguono i 5 Stelle a 25). E spostandosi un po’ più in là, ha tenuto anche a Bologna, mandando in Parlamento il centrista Pier Ferdinando Casini. Ma questo risultato ha avuto anche un effetto collaterale: la vittoria dell’ex Udc, sommata al biglietto di ingresso per Montecitorio che la Lorenzin si è messa in tasca sotto la Ghirlandina, ha fatto storcere il naso a tanti ‘aficionados’ democratici: «Ne abbiamo ‘salvati’ pochi, e non sono neppure di sinistra», la considerazione sconsolata. E’ una riflessione che ci riporta ai giorni della scelta dei candidati, quando il caso ‘paracadutati’ esplose con forza: la causa del flop non è stata quella, è vero, perché il trend nazionale ha trascinato tutto con sè. Era un sintomo, però, della distanza tra il partito di Renzi e la sua gente.

E ora? Le prospettive cambiano. C’è una Lega che, galvanizzata dal risultato, promette battaglia su tutti i fronti. Qualche numero per spiegare meglio: a San Possidonio il sindaco di centrosinistra Rudi Accorsi, nel 2014, si portò a casa la palla: vinse con uno strepitoso 84%. Ieri il Pd, stessa piazza, era al 26%, la Lega a un incredibile 25. E che dire di Fiorano, il paese di Matteo Richetti, che eleggeva il sindaco con percentuali bulgare e ieri ha visto i grillini salire al primo posto sul podio dei partiti con un roboante 37,7% (il Pd è al 23,69)?

La morale è semplice: tra Secchia e Panaro, ormai, tutti i Comuni sono contendibili. E le amministrative in arrivo – a Modena si vota l’anno prossimo – potrebbero cambiare la nostra carta di identità in modo indelebile. La sfida è aperta.

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