Matteo Renzi al Baluardo della Cittadella
Matteo Renzi al Baluardo della Cittadella

Modena, 20 febbraio - Una vera e proprio chiamata alle armi. L’ha lanciata il segretario Pd, Matteo Renzi, dal palco del ‘Baluardo della Cittadella’ a dirigenti locali del partito, amministratori e cittadini presenti per la fase finale della campagna elettorale. «Dieci giorni che valgono cinque anni», li ha definiti l’ex premier. Ed è difficile - in questo caso - dargli torto. L’appuntamento era alle 17. Ma già mezz’ora prima si sono formate file per poter entrare. E alla fine non tutti ce l’hanno fatta. Nascoste in un cassetto le canzoni dei cantautori impegnati, ad ingannare l’attesa dei circa trecento - tanti gli anziani - dalle casse usciva un pop internazionale ‘da classifica’. E anche questo è il nuovo corso Pd. In sala erano presenti tutti i candidati nei collegi modenesi. E non potevano mancare i cosiddetti ‘catapultati’: Piero Fassino, Claudio De Vincenti e Beatrice Lorenzin con i figli gemelli Francesco e Lavinia tra le braccia. Strette di mano, saluti e sorrisi. Le polemiche delle scorse settimane parevano essere lontane. Ma forse il pubblico presente non era pienamente rappresentativo dell’elettorato di centrosinistra. Pochi minuti prima delle 18, il segretario provinciale Davide Fava ha aperto l’incontro. Il governatore Stefano Bonaccini ha quindi preso la parola sottolineando il ruolo della regione come locomotiva d’Italia. Poi ha passato il microfono a Renzi, che ha subito messo in chiaro: «Manca veramente poco, sappiamo che la legge elettorale è complessa e il giorno dopo non sarà come sognavamo noi perché il referendum è andato male, ma la discussione sarà su quale sarà il primo gruppo parlamentare o il primo partito. Io sto girando l’Italia per capire se è chiara la portata: primi siamo noi o il M5S, è secca la sfida». Lungo poi l’elenco dei «risultati ottenuti. Sono davvero tanti. E tanti altri ne vorremmo ottenere. Ma sia chiaro: noi non abbiamo la bacchetta magica, come quelli che dicono ‘facciamo la flat tax’. Noi siamo quelli che provano a dire delle cose concrete. Lo facciamo perché se questo Paese non ha la solidità e la concretezza succede quello che è accaduto in passato». E poi via gli attacchi a Berlusconi, culminati con l’accusa: «Sembra che non sia mai stato in Italia, ma con lui il Paese stava fallendo. Eravamo a un centimetro da bancarotta». Bordate alla sinistra - «chi vota D’Alema sceglie Salvini» -, a Salvini e al M5s: da «rimborsopoli» ai disordini in piazza san Carlo a Torino, dal reddito di cittadinanza al «monopolio» della parola onestà. Supportato dalle immancabili slide e dai video - da Totò a Obama -, in un’ora d’intervento ha ribadito per ben cinque volte «il ruolo fondamentale di tutti voi. In questi dieci giorni dovete andare casa per casa, nei luoghi di lavoro, nei centri sociali, nei luoghi dello sport a spiegare perchè è importante votarci. Lo dovete fare con determinazione e orgoglio. Potete fare la differenza. Andiamo insieme a cambiare l’Italia». ‘Un mondo migliore’ di Vasco ha chiuso l’appuntamento tra applausi e foto di rito.