Le mani di un vescovo durante la Comunione
Le mani di un vescovo durante la Comunione

Modena, 30 marzo 2016 - Sembra la svolta bio-tech del cibo per lo spirito, eppure è un mero ritorno alle origini: lievita nelle parrocchie l’adozione dell’ostia senza glutine, molto simile al vero ‘pane azzimo’, semplice acqua e farina, mangiato secondo i Vangeli da Gesù durante l’Ultima cena quando istituì l’Eucarestia davanti agli apostoli.

«La particola senza glutine – spiega don Remo Pinelli, parroco di Magreta – è bianca, leggermente diversa dalla caratteristica colorazione ‘champagne’ che ha invece l’ostia normale. C’è molta gente che la preferisce, soprattutto alla messa domenica delle 11».

I fedeli che la richiedono sono in aumento in provincia di Modena, almeno a giudicare dagli ordinativi che pervengono alla Galleria incontro dehoniano in corso Canalchiaro a Modena: «Nell’ultimo anno e mezzo – riferisce Paolo, uno dei commessi - da una media di 150 confezioni di particole senza glutine a 350: in tutta la provincia e anche oltre sono una ventina le parrocchie interessate». Queste ostie vengono vendute in buste da 25 e costano 4 euro l’una.

Ora, stando a quanto riporta l’associazione italiana celiachia nel suo sito internet, le ostie per celiaci devono comunque rispettare le norme stabilite dalla Congregazione per la dottrina della Fede, che precisa come «la materia prima impiegata nelle ostie è l’amido di frumento» e «le condizioni di validità della materia per l’Eucaristia sono le ostie nelle quali è presente la quantità di glutine sufficiente per ottenere la panificazione senza aggiunta di materie estranee e purché il procedimento usato per la loro confezione non sia tale da snaturare la sostanza del pane». Ciò significa, deduce l’Aic, «che le particole, per essere conformi alle norme ecclesiastiche, devono contenere glutine, anche se in quantitativi minimi».

Tenuto allora in considerazione il quantitativo di particola assunta dal fedele, «sono considerate idonee al celiaco sia le ostie con contenuto massimo di glutine di 20 milligrami per ciascun chilo, sia le ostie ‘con contenuto di glutine molto basso’ (al massimo di 100 mg/kg)». Naturalmente, prosegue Paolo, «devono esserci diversi accorgimenti nelle chiese: il ministrante che somministra la comunione deve farlo a parte, la pisside (il calice) e la patena dove sono depositate le particole devono essere rigorosamente separate dalle altre, per evitare contaminazioni». Anche le file di conseguenze alla domenica sono diverse, fermo restando che va fatto un discorso diverso tra chi è intollerante all’ostia ordinaria e chi invece ha una vera e propria allergia che può creare seri problemi di salute.

Non comunque di solo pane vive la messa. Anche sul vino mutano progressivamente le tendenze: non più rossi, ma bianchi leggeri. Le parrocchie insomma si allineano al nuovo corso di Papa Francesco, all’insegna della sobrietà. E d’altronde pare che, secondo un esperto israeliano, il vino dell’ultima cena fosse quello ottenuto con l’uva Dabouki, un bianco appunto. O forse ancora il motivo vero è un altro. «Diciamo – spiegano dalla Galleria incontro dehoniano – che c’è anche una questione pratica: se cade una goccia di bianco sull’altare sporca meno...».