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Spyros Theodoridis, vincitore della prima edizione di Masterchef, nel 2011

Modena, 18 dicembre 2017 - Torna Masterchef il popolare programma tv in onda su Sky. Si parte giovedì con la settima edizione, orfana di Carlo Cracco che sarà sostituito da Antonia Klugmann. Spyros Theodoridis, vincitore della prima edizione del 2011, fa un bilancio.

Spyros Theodoridis, la cucina continua a essere il suo lavoro?
«Sono reduce da una bellissima esperienza nell’hospitality della Pirelli in Formula Uno». 
Com’è andata?
«Non avrei mai pensato di lavorare in quell’ambiente. È stato un periodo intenso».
Ha fatto il cuoco per tutto il campionato di Formula Uno?
«Ho saltato solo tre gare...».
Ha girato il mondo.
«In effetti c’è stato poco spazio per altro. Ma ne sono uscito arricchito: ci si ritrova a fare la spesa in Cina, in Australia o in paesi arabi, dove le abitudini e la cultura sono diverse. Ringrazio la Pirelli per l’opportunità». 


Aneddoti?
«Non posso fare nomi, ma da lì sono passate personalità molto importanti: e quando sei in cucina un po’ di agitazione c’è».
Insomma, è soddisfatto.
«I tempi di lavoro erano serrati, i menù sempre diversi: davvero una gran bella esperienza». 
Il piatto migliore?
«Dipende molto dai paesi in cui ci si trova, perché la qualità delle materie prime non è sempre la stessa. Ricordo che a Baku era quasi impossibile trovare pesce fresco. In Canada ho preparato un filetto con salsa ai formaggi: ha riscosso successo».
Ha pubblicato libri, ha lavorato in ristoranti. D’ora in poi?
«In questo momento mi sto riposando, ma voglio continuare a cucinare. Che sia di nuovo in Formula Uno o da un’altra parte ancora non so. Ho fatto tante esperienze tutte diverse. E grazie a Masterchef».


Senza il programma non avrebbe raggiunto i suoi obiettivi?
«Ho sempre ambito a comunicare con la cucina, ora lo sto facendo. Facevo l’impiegato, a Masterchef ho imparato la tecnica e sono migliorato. Magari aprirò un ristorante tutto mio. Devo trovare qualcosa che mi rappresenti».
Guarderà la prossima edizione?
«Certo».
Gli emiliano-romagnoli hanno vinto tre volte su sei. Non è un caso?
«Macché caso. In questa terra l’amore per la cucina è nel dna».
g. c.

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