Modena, 4 febbraio 2018 - Paolo Rumiz sarà oggi al Bper Forum Monzani, ore 17.30, per presentare il libro ‘La regina del silenzio’, edito per La Nave di Teseo. Ad accompagnarlo con le loro sinfonie, il direttore dell’orchestra ‘Esyo’ Igor Coretti-Kuret, il pianista serbo Marko Bodanovic e Aleksandra Latinovic, violinista serba di soli 16 anni.

Rumiz, la musica sarà l’elemento chiave della serata, in primis per la presenza dei musicisti. Cosa può dirci di loro?

"L’esperienza che vivo da quattro anni con l’orchestra Esyo mi ha dato l’idea per il libro, oltre ad avermi cambiato la vita. Oggi nelle cose che faccio c’è meno giornalismo e più sensazioni. É un’orchestra speciale: Igor seleziona giovani in giro per l’Europa per formare un complesso che si rinnova ogni anno. Ragazzi dai 13 ai 20 anni, con origini, lingue e culture diverse, grazie a lui imparano a convivere.Una potenziale torre di Babele diventa così un’unità sinfonica, esattamente come vorrei fosse l’Europa. Da loro mi è venuta l’idea di scrivere una storia imperniata sulla musica".

Di cosa parla il suo libro "La regina del silenzio"?

«É la storia di un regno invaso da un esercito del Nord che proibisce la musica, facendo regnare il silenzio. Una bimba, Mila, ha nostalgia di qualcosa che non sa: la musica, che ha sentito solo prima di nascere, quando un bardo suonò per sua madre. Un giorno il nonno le svela la verità e lei decide di trovare il bardo e sconfiggere con lui l’esercito del silenzio. Mila trae spunto dal primo violino dell’orchestra, Alexandra, scoperta a Belgrado un anno fa. Fino a 5 anni non parlava, ma dopo aver sentito suonare un violino ha cominciato all’improvviso, come se le corde del violino avessero sbloccato le sue corde vocali".

Apparentemente una fiaba, ma dietro si cela un significato profondo, adatto anche agli adulti

"La proibizione della musica è ricorrente nella storia dell’umanità. I totalitarismi temono la libertà di espressione. Ho constatato, dopo aver scritto il libro, che un evento simile è successo nelle terre dei monti Carpazi che rappresento nella storia: Stalin, intenzionato a costruire ‘l’uomo nuovo’, temeva i bardi che narravano le gesta antiche. Con una scusa radunò centinaia di bardi che poi uccise, per spegnere la voce delle radici. Stessa cosa fece il proconsole di Mussolini in Etiopia, quando massacrò coloro che cantavano le gesta antiche di un popolo degli altopiani. Lo stesso rogo degli strumenti di cui scrivo rimanda al rogo nazista dei libri. La mia è una fiaba che rispecchia la realtà".

Lei è un grande viaggiatore e narratore di viaggi. Da dove nasce la sua fascinazione per i luoghi di confine, dimenticati?

"Sono figlio di Trieste, nato al confine. Le periferie per me sono molto più interessanti dei centri, sono un luogo privilegiato da cui avere uno sguardo sul mondo. Capisci molte cose: dove va l’Europa, il transito dei migranti, i fronti delle vecchie guerre, le antichi cicatrici d’Europa che si riaprono o si richiudono, il cadere di frontiere e il crescere di muri".