ROSSANO DONNINI
Sport

I gialli piangono Jorge Toro. Indimenticabile fantasista

Fra i protagonisti della ’Battaglia di Santiago’ dove firmò il gol del 2-0 finale. Specialista delle punizioni, 19 reti in 154 partite con la maglia dei canarini.

I gialli piangono Jorge Toro. Indimenticabile fantasista

I gialli piangono Jorge Toro. Indimenticabile fantasista

Arrivato a Modena nel 1963 per sostituire il brasiliano Cinesinho, il cileno Jorge Toro, classe 1939, non ebbe vita facile nei primi tempi in gialloblù. A causa di tanti infortuni nel 1963-64 disputò appena tre partite realizzando due reti, a Bologna e Spal, entrambe su punizione. Nella retrocessione in B dopo lo spareggio con la Sampdoria, avevano pesato le sue prolungate assenze. Il cileno proveniva proprio dalla Samp che all’indomani del Mondiale 1962 lo aveva acquistato dal Colo Colo per la bella cifra di 150 mila dollari. Toro era stato uno dei trascinatori del Cile che nel mondiale disputato in casa si era classificato terzo dietro a Brasile e Cecoslovacchia. Un mondiale passato alla storia per gioco violento della ’Roja’, soprattutto nella sfida contro l’Italia, la ’Battaglia di Santiago’, con calci, sputi e pugni, le espulsioni di Ferrini e David, il naso fratturato di Maschio, tutto sotto gli occhi dell’impaurito arbitro inglese Kenneth Aston.

Finiva 2-0 per la squadra di casa, con la seconda rete firmata proprio da Toro con una conclusione da fuori area. Il mite Toro, uno dei pochi cileni a non commettere scorrettezze, andava a segno anche contro il Brasile in semifinale con uno splendido calcio di punizione. In Italia, dopo la ’Battaglia di Santiago’, il suo arrivo non era ben visto, tanto che un quotidiano titolò ’Acà Toro’. Nella Sampdoria deluse, 16 partite con 3 reti, una decisiva nel 2-1 sul Milan campione d’Italia con il braccio al collo per un infortunio alla spalla. Il calcio di punizione era la sua specialità, con la quale conquistò l’ammirazione e l’affetto dei modenesi.

’Toro, Toro, Toro…’ era il grido che si alzava dagli spalti del Braglia ogni qualvolta il Modena doveva battere un calcio piazzato nei pressi dell’area avversaria. Talvolta arrivavano reti impossibili, come al Catanzaro con una punizione battuta più vicino alla bandierina del calcio d’angolo che al vertice dell’area. Toro era un regista dal passo compassato, dall’ottima visione del gioco e dal piede destro potente e preciso, capace di lanci lunghi e calibrati coi quali il Modena ribaltava l’azione da difensiva a offensiva in un attimo. Anche nelle giornate storte, quando era persino irritante, era capace di improvvisi bagliori, lampi di genio che facevano dimenticare i lunghi periodi di anonimato.

Alberto Spelta grazie ai suoi lanci con 15 reti si laureò capocannoniere del torneo cadetto 1970-71. Fu quella l’ultima annata di Toro nel Modena, otto stagioni con una parentesi di qualche mese al Verona, per un totale di 154 presenze e 19 reti. Rientrò in Cile, lasciando un grande vuoto fra i tifosi che per anni ne hanno rimpianto le punizioni, il caracollare per il campo e le geniali aperture. Tornò a Modena nel 1976 per rimanervi sette anni, assumendo anche l’incarico di allenatore della Pavullese. L’Italia e Modena gli erano rimasti nel cuore, insieme al rimpianto di non aver mai potuto allenare le giovanili gialloblù, come rivelò in un’intervista nel 2004. Toro, uno dei migliori calciatori cileni di sempre, con 29 presenze e 6 reti nella ’Roja’, due volte campione, nel 1960 con il Colo Colo e nel 1973 con l’Union Espanola, sofferente di leucemia fin dal 2010, è deceduto venerdì all’età di 85 anni a El Quisco, dove ha trascorso gli ultimi giorni con la famiglia.