Bruno, Paolo Reggianini e Ngapeth
Bruno, Paolo Reggianini e Ngapeth

Modena, 23 gennaio 2019 - Per capire cosa possa succedere dopo le querele di Stoytchev è importante ripescare le dichiarazioni più importanti dei protagonisti della trasmissione «Barba e Capelli» cui si riferisce l’azione legale dell’ex tecnico dell’Azimut. Dichiarazioni riguardanti l’operato del tecnico e del suo staff, i rapporti interni, i disequilibri (nell’opinione dei giocatori) sulla gestione della comunicazione. Ecco cosa hanno detto i giocatori coinvolti nella trasmissione.

Bruno. «Le cose con Earvin sono sempre state gestite per comunicati anziché dentro lo spogliatoio: è il potere che un allenatore ha avuto in tutta la società». «Abbiamo creato un’aria umana e bella in cinque anni, quest’anno non esisteva nulla di tutto ciò». «Con lui (Stoytchev, ndr) non ho mai trovato fiducia. A febbraio, dopo aver sentito che cercava Christenson, ho provato a parlargli di nuovo: ho capito aveva valori e principi molto diversi dai miei. Non posso giudicarlo, ma ho detto a Catia che avrei preso le mie cose e sarei andato, non potevo stare con una persona con la quale non c’è fiducia, non c’è lealtà. Nello spogliatoio ho provato a tenere duro, nonostante tutti che si lamentavano. Una persona che arriva e vuole cambiare tutto: troppa presunzione». «Non è esistita una gestione dei giocatori e degli uomini: prima di gara 2 dei quarti a Milano il nostro centrale Marra ha perso il nonno e ha chiesto di andare al funerale a Lecce. Non l’ha lasciato andare».

Ngapeth. «Catia aveva questa voglia di mettere assieme noi tre (Bruno, Ngapeth e Stoytchev, ndr) che io capisco anche. Prima di partire con la Nazionale però le ho detto che prendere Stoytchev era un rischio. Quando è arrivato ho capito velocemente che non saremmo andati d’accordo, e ho fatto di tutto per farlo capire a Catia». «Il segnale più grosso l’ho dato a Natale: lui dice parole che ti toccano, ha avuto un dialogo con mio fratello parlando di me. Il mattino dopo mi sono presentato in ufficio e gli ho detto tutto quello che pensavo, aggiungendo che finché fosse stato l’allenatore di Modena io non avrei più giocato».

«Dopo aver sentito Catia e averle chiesto scusa sono tornato in palestra col suo permesso, ma Stoytchev ha rifiutato il mio ritorno e ha fatto scrivere un comunicato dicendo che io mi rifiutavo di giocare con Padova: una bugia, le ha dette tutto l’anno». «Per me il rapporto era andato già da novembre: il volley è un mondo piccolo, lui ha iniziato a chiamare altri giocatori per preparare la stagione successiva». «Fa il personaggio: questa è la cosa che mi disturba di più, fa finta di essere qualcuno che non è». «Dopo le gare vinte e dopo le gare perse ha parlato sempre e solo lui, dava sempre la colpa a noi. Prima della semifinale gli avevo chiesto di essere positivo, non fare nomi. Il giorno dopo gara 1 con Macerata dice che abbiamo perso per colpa di Urnaut». «Con Catia avevo detto che un giorno avrei parlato, ero incazzato che uscissero solo le sue parole».

Mazzone ha dichiarato di non aver digerito «la perdita di un giocatore come Earvin (dovuta ai dissapori con Stoytchev, ndr)». Meno rilevanti le dichiarazioni di Holt, Van Garderen e Urnaut, Rossini ha parlato di infortuni: «Sul lato infortuni è stata detta una grossa bugia, ovvero dire che siamo arrivati rotti (dall’estate, ndr). Non so se gli infortuni siano stati dovuti a troppo carico, a un lavoro sbagliato, ma so che spesso sono stati sottovalutati e ciò ha portato alla complicazione di casi come quello di Argenta».