Guardia di Finanza
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Parma, 21 novembre 2021 - É amministratore di sostegno di un'anziano e gli fa lasciare in eredità tutti i beni, case e soldi, alla propria moglie, che tra l'altro percepiva stipendio come sua badante mentre l'86enne era ricoverato in casa di riposo. Sospeso dal ruolo e sottoposto a indagini per peculato e circonvenzione di incapace.
Avrebbe fatto in modo di far nominare sua moglie erede universale e si sarebbe appropriato, sempre assieme alla consorte, di appartamenti e denaro. 
Sono le accuse a carico di un amministratore di sostegno per il quale ieri i finanzieri di Parma hanno fatto scattare un'ordinanza di sospensione, emessa dal Gip su richiesta della Procura ducale. 
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Il provvedimento fa scattare uno stop di 12 mesi dal ruolo di amministratore di sostegno nei confronti di un avvocato, sottoposto ad indagini assieme alla moglie, per le ipotesi di reato di peculato e di circonvenzione di incapace
In particolare, secondo l'ipotesi accusatoria, condivisa dal Gip, nei panni appunto dell'amministratore di sostegno nominato dal Tribunale di Parma, il legale, "abusando dello stato di infermità fisica e deficienza psichica di I.G., parmigiano classe '34", lo "avrebbe indotto a redigere un testamento olografo con il quale veniva nominata unica erede universale la moglie dell'amministratore di sostegno" senza comunicarlo al giudice tutelare, ricostruisce il procuratore capo di Parma Francesco D'Avino

Nel 2020 la moglie dell'avvocato eredita due appartamenti da 250 mila euro


E "in effetti, alla morte dell'amministrato avvenuta nel 2020, la moglie dell'amministratore di sostegno richiedeva la pubblicazione del testamento e diventava proprietaria di due immobili nonché dei relativi frutti costituiti dai canoni di locazione delle unità immobiliari", aggiunge D'Avino in una nota in cui racconta tutta la vicenda. 
Inoltre, l'avvocato si sarebbe appropriato, sempre in concorso con la moglie, di 16.000 euro, di cui 7.500 euro relativi a lavori edili da effettuare negli immobili all'epoca ancora di proprietà dell'amministrato e 8.500 euro sotto forma di retribuzioni a favore di sua moglie, assunta quale colf-badante dell'anziano assistito; anche qui senza dire nulla al giudice tutelare.
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Dal raffronto tra alcuni rendiconti periodici presentati al giudice tutelare e la ocumentazione bancaria acquisita, nonché da ulteriori ricostruzioni investigative, è emerso poi come i lavori edili non fossero mai stati eseguiti e la prestazione lavorativa di colf-badante non fosse stata svolta, quantomeno nel periodo in cui l'amministrato era ricoverato presso una casa di residenza per anziani.



Scattato il sequestro preventivo


Pertanto, per l'importo dei 16.000 euro è scattato un sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente. All'avvocato, oltre al peculato e alla circonvenzione di incapace, è contestato anche il reato di rifiuto di atti d'ufficio, in quanto, in più occasioni, avrebbe omesso di depositare al Tribunale di Parma le relazioni sulla gestione dell'amministrato, il rendiconto delle varie spese di cui aveva chiesto ed ottenuto l'autorizzazione da parte del giudice tutelare e avrebbe altresì omesso di comparire all'udienza fissata al fine di rendere i chiarimenti necessari sull'omessa presentazione del rendiconto finale. 
La nota della Procura ricorda che il Gip aveva già disposto nell'aprile scorso il sequestro preventivo di due appartamenti e relative pertinenze nel Comune di Parma, del valore di circa 235.000 euro, per impedire l'aggravarsi delle conseguenze da reato, sottoponendo a vincolo anche i relativi guadagni.
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