Fano (Pesaro e Urbino), 27 agosto 2018 - Palazzo Bracci Pagani come sede principale, la chiesa di san Pietro in Valle e altre sedi diffuse per ospitare Oltre il colore come tabù. E quando l’arte non va in vacanza succede che il progetto del gallerista Enrico Astuni con la Fondazione Cassa di Risparmio di Fano, il Comune di Fano, l’Accademia Vitruvium Fano, il curatore Lorenzo Bruni danno vita ad una mostra che ha dello straordinario. Un grande evento per la città che vede riunite le opere di sette protagonisti della grande arte italiana del Novecento, in un efficace accostamento che mantiene e rispetta l’autonomia, le distanze stilistiche dei vari autori: dal linguaggio dell’Astrattismo all’Arte Concettuale, alle espressioni della Transavanguardia a quelle dell’ Arte Povera.

Il compito di accogliere il visitatore nella sede di Palazzo Bracci Pagani è affidato a NarciJanErmafrodita, figura sdraiata dalla sembianza ermafrodita per un unicum tra natura e un serpente, una scultura di Luigi Ontani in marmo policromo che ha il carattere di una piccola fontana. Sempre di Ontani, poliedrico artista che si esprime con una formula d’arte basata «sulla sorpresa, sull’imprevisto», una inaspettata installazione che crea un sorprendente effetto di straniamemto diviene potente scenografia nella chiesa barocca di san Pietro in Valle: le brillanti cromie dell’ironico maestro, che utilizza spesso il proprio volto come matrice delle sue sculture ceramiche, sono quelle di CruciVerbaVia, una singolare via crucis in otto stazioni. Nel percorso espositivo, dove non manca l’omaggio a tre significativi interpreti scomparsi, cui Fano ha dato i natali, Emilio Antonioni, Antonio Rasile, Donatello Stefanucci, numerosi sono i lavori di un eclettico Sandro Chia.

La forza plastica, i volumi delle sue sculture in bronzo a partire dalla grande opera esposta in Piazza XX Settembre a quelle che abitano il cortile di Palazzo Bracci Pagani. Tra le altre opere del maestro fiorentino c’è Enigma del volo, un mosaico vitreo per sagome di volti, occhi di una dinamica struttura compositiva che rimanda al significato del vedere. Vedere, come scrive il curatore Lorenzo Bruni nel catalogo della mostra, è «qualcosa che facciamo di continuo, per continuare a riflettere sul come vediamo… decidere a cosa dare più importanza delle cose che ci circondano, in questo caso le opere in mostra… come nuove narrazioni e regole interpretative del mondo».

Carlo Bruscia seduto su "Scoglio Bretone" di Gilardi

Carlo Bruscia seduto su "Scoglio Bretone" di Gilardi

E ci sono i lavori concettuali di Luciano Fabro, di Maurizio Mochetti, le intriganti astrazioni di Carla Accardi, l’artista siciliana che ha sdoganato l’astrattismo e una sua installazione con sei coni in ceramica policroma, quasi piccole tende per abitanti di un pianeta lillipuziano. Un’opera che dialoga con i Cavoli rossi di Piero Gilardi, uno dei suoi celebri tappeti-natura come il beneaugurale, invitante tappeto di grano biondo e papaveri rossi in apertura della mostra. A palazzo, una serie delle inconfondibili figure di Mimmo Paladino che ricordano, almeno un poco, l’etrusca Ombra della sera e la grande scultura, che ci riporta al tema del vedere e dello sguardo, è collocata, invece, nella piazzetta Anfiteatro Rastatt: la figura sottile di un uomo, una sorta di sodato che guarda il mare verso Nord, e, nel rimando a significati e molteplici simbolismi, siamo di fronte ad un’opera che ci riporta al viaggio dei profughi, al pensiero di un mare che, troppo spesso, inghiotte vite umane, ma anche alla metafora di un viaggio verso il futuro, di quello della mente che partorisce idee e crea bellezza, progetta e concretizza possibilità, come sarò lo stesso Enrico Astuni a sottolineare.

Mostra a Fano

Empatico, cordialissimo interlocutore come pochi galleristi sanno essere. La passione per l’arte, il coraggio di un gallerista che ha sostenuto la manifestazione e l’edizione del prestigioso catalogo che accompagna la mostra per un omaggio alla sua Fano. Alla città dove nasce e che lascia per trasferirsi prima a Pietrasanta, poi Bologna dove ha sede la sua galleria. La missione di sensibilizzare e favorire le opportunità del collezionismo, quasi tutte le opere esposte sono di proprietà di collezionisti amici e clienti, un tributo agli artisti in cui Astuni ha creduto. Eccola la forza dell’arte che investe risorse, racconta, interpreta, anticipa, sublima e riflette la coscienza del mondo.

Fino al 9 settembre 2018.