L'intervento di Ricci
L'intervento di Ricci

Pesaro, 12 gennaio 2019  – La crisi economica è stata «la più profonda dal Dopoguerra anche nella città. Siamo tuttora più poveri e con meno lavoro rispetto al 2008, nonostante segnali di ripresa». Per cui «a inizio mandato c’era preoccupazione, ma il sistema di coesione sociale ha retto», ha dichiarato Matteo Ricci, ieri mattina, a Palazzo Gradari, chiudendo gli Stati generali del welfare. Per fronteggiare «i bisogni crescenti», ha evidenziato il sindaco, «abbiamo fatto scelte drastiche e non semplici».

Perché «sul welfare investivamo già tanto, ma non bastava». Di qui «il dimezzamento dei dirigenti, passati da 20 a 10». E la chiusura di Pesaro Studi, «dove spendevamo 900mila euro all’anno per avere due corsi dell’università di Urbino». Operazioni che hanno recuperato fondi destinati al welfare. «E che ci hanno consentito di passare dai 20 milioni e 800mila euro del 2014 ai 22 milioni e 800mila euro del 2018. Aumentando di due milioni fissi all’anno sulla parte corrente. La politica deve fare delle scelte», rimarca il sindaco. Che poi vira sulla ‘rete’ cittadina: «L’Occidente vive una fase di chiusura. Ma i muri e le divisioni non sono la risposta. Nei decenni Pesaro ha fatto dell’apertura, associata alle regole, la sua cifra distintiva. Veniamo da una lunga storia e il sistema di welfare è il frutto di una tradizione. Che ha visto la contaminazione di culture cattoliche e laiche, del volontariato. La pubblica amministrazione e il privato sociale. Siamo la città di don Gaudiano e di Stefanini. Il modello è nato da lì. Un patrimonio da difendere e alimentare».


Inevitabile l'accenno al decreto sicurezza, rispetto al quale Ricci si è detto «molto preoccupato»: «Il punto centrale è che non si crede nell’integrazione. Ma senza integrazione aumenteranno non solo le emergenze sociali, ma anche i problemi di sicurezza». Tradotto: «E’ l’integrazione la vera sfida della sicurezza. I numeri degli arrivi sono drasticamente ridotti da un anno e mezzo. Era il momento di ragionare sul problema dei diniegati, ovvero chi non ottiene il diritto d’asilo. Invece si è tolto il criterio dell’accoglienza diffusa. E si è tagliato sulle reti Sprar e sui servizi che aiutavano a integrare, dal volontariato di pubblica utilità all’insegnamento dell’italiano. Mettendo per la strada tante persone dalla mattina alla sera che, non avendo più diritti, non avranno nemmeno doveri. Dove andranno a dormire? Cosa faranno per mangiare? Facile immaginarselo». Per cui il sindaco immagina, per il futuro, «una città dove siano chiari i diritti e i doveri. Dopodiché, prima chi ha bisogno. Questa è la Pesaro che ho in mente».

Sulle nuove emergenze: «Tra le criticità maggiori c’è la diffusione della droga, questione di cui non si parla più. E si sono aggiunte poi altre dipendenze». Ulteriori criticità menzionate da Ricci sono «l’aumento dei disturbi psicologici e psichiatrici, su cui dovremo concentrare i nostri sforzi progettuali». Oltre all’invecchiamento della popolazione: «Tante persone sono autosufficienti, ma hanno bisogno di servizi nuovi che li accompagnino. Per questo ragioniamo sul futuro». Esempio: «Con il nuovo ospedale a Muraglia, si pone il tema di ripensare alcune aree dell’attuale ospedale. Una parte potrebbe essere destinata ai nuovi servizi per le fasce anziane. C’è qualche anno davanti a noi, dobbiamo capire cosa può servire». Ma «la società della paura, dove ognuno pensa di cavarsela per conto suo, fa emergere le fragilità». Per questo «scommettiamo sulla società aperta. E’ più difficile, perché vuol dire costruire politiche e avere progettualità. Ma crediamo sia l’unica strada».

A snocciolare poi i dati, l’assessore alle politiche sociali, Sara Mengucci: «Destiniamo circa 12 milioni nel bilancio per servizi sociali e ambito territoriale. Nel 2019 saranno attivati tirocini di inclusioni sociale per 926mila euro. Risorse indirizzate verso i più fragili nel mercato del lavoro». Poi il fondo per la lotta alla povertà (364mila euro), «con cui rafforzeremo le azioni su sportelli, assistenza domiciliare ed emergenza abitativa». Sul punto, l’assessore specifica: «Nel 2018 abbiamo inaugurato i 23 alloggi Erap di Vismara. E a metà del 2020 saranno consegnate le 24 abitazioni di via Mazza, dove finalmente è stato sbloccato il progetto». Capitolo Rei: «Abbiamo ricevuto 636 domande. Non è solo integrazione al reddito: si tratta di percorsi personalizzati, con una programmazione a lungo termine».

Poi le «politiche per i senza fissa dimora», «il contributo per le mense dei poveri, in collaborazione con la Caritas». Passando per disabilità e salute mentale: «Voci su cui il Comune stanzia due milioni e 600mila euro. Cifre consistenti». Nel dettaglio: «Nell’ultimo fondo abbiamo destinato 91mila euro al ‘dopo di noi’ e 400mila euro alle azioni per le disabilità gravissime. Sulle disabilità sensoriali, per l’anno scolastico 2018-2019, lo stanziamento è di 200mila euro. Mentre per la ex legge 18, il finanziamento ammonta a 950mila euro». Passaggio sui Centri diurni: «Veri luoghi di progettazione».

Tra i nuovi problemi «il gioco d’azzardo e le dipendenze tecnologiche, da affrontare con condivisione di competenze. Nel 2018 è partito un progetto ad hoc nelle scuole». Non solo: «Sulle politiche per le famiglie abbiamo investito per accompagnare il percorso di crescita dei bambini, con una progettazione pubblica gratuita. Proseguiremo». Infine l’immigrazione: «Punto condiviso con i soggetti interessati, dalla prefettura al terzo settore. L’integrazione è un tema che va radicato nel territorio, con i servizi esistenti. Siamo stati tra i primi ad aderire allo Sprar: da lì è partita una programmazione nel segno della collaborazione con associazioni, terzo settore e altri attori. Si tratta di una sfida culturale».

Tra gli altri, sono intervenuti Giovanna Diotallevi e Giancarlo Giacomucci (Asur), don Marco Di Giorgio, Angela Genova (università di Urbino), Giovanni Santarelli (Regione Marche), Emanuela Angelini (fondazione Noi Domani) e Roberto Drago (Ats 1).