Urbino (Pesaro) 3 ottobre 2019 - A Urbino lo chiamano il “semimillenario” del divin pittore. Per celebrare i 500 anni della morte di Raffaello da oggi (ore 17,30 nel Palazzo Ducale di Urbino) si inaugurano ufficialmente le celebrazioni che occuperanno tutto il 2020, dedicate al maestro che al pari di Leonardo e Michelangelo simboleggia l’Umanesimo e la pittura della civiltà occidentale. La mostra dal titolo “Raffaello e gli amici di Urbino” stabilisce definitivamente la portata di un aspetto che era già noto agli studiosi, ovvero la formazione urbinate del pittore.

Nel 2009, in un’altra grande mostra, fu dimostrato – documenti alla mano – l’intensa attività di Raffaello nel mantenere i contatti con la città natale. Ora con questa mostra curata da Barbara Agosti e Silvia Ginzburg emerge l’intreccio dei rapporti intensissimi tra Raffaello, Viti e Genga, ma anche con altri concittadini come Bramante, i duchi di Urbino e la corte papale.

«Già Vasari aveva individuato il passaggio tra il ’400 e il ’500 con la nascita dello stile moderno. Di questo – spiega la Ginzburg – sono protagonisti Raffaello con Viti e Genga». Le loro vite si incrociarono più volte, e anche quando si separarono con fortune e fama diverse, rimasero sempre in collegamento, come emerge dalla mostra. «Sono 19 i lavori di Raffaello esposti» ha spiegato Peter Aufreiter, direttore della Galleria Nazionale delle Marche. «Abbiamo stipulato – dice – assicurazioni per 700 milioni di euro e, ci tengo a dirlo, l’organizzazione è stata fatta per intero con le nostre risorse interne». «Da sempre Raffaello rappresenta le Marche nel mondo», ha ricordato l’assessore alla cultura delle Marche, Moreno Pieroni. «Ora aspettiamo solo che i finanziamenti promessi dal Comitato nazionale arrivino davvero», ha concluso il sindaco di Urbino, Maurizio Gambini.

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Ultima benvenuta, accende i riflettori la mostra «Raffaello e gli amici di Urbino» alla Galleria Nazionale delle Marche, per celebrare il quinto centenario della fine di una vita breve, intensa e geniale.

Ma l’onda lunga delle iniziative per i centocinquant’anni dalla morte di Gioachino Rossini, il Cigno di Pesaro, e quelle per i duecento anni dalla composizione de ‘L’Infinito’ di Giacomo Leopardi da Recanati, ancora non ha smesso di produrre i suoi effetti benefici in termini di interesse e curiosità che muovono pubblico.

A tutto questo, aggiungiamo che due giorni fa il Festival Pergolesi Spontini di Jesi ha annunciato l’aumento degli incassi (+131%) e del pubblico (+14), che ad agosto aveva brindato il Macerata Opera Festival con sette «tutto esaurito» su undici serate e una strabiliante media del 91% di posti occupati allo Sferisterio, e che sempre un paio di mesi fa il Rossini Opera Festival di Pesaro aveva chiuso con una delle edizioni più frequentate di sempre e con il 62% di pubblico straniero.

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La foto di una regione capace di attrarre vaste e varie platee per le iniziative messe in campo, e dunque turisti, è completa in molte sue parti, e c’è pure posto per chiunque voglia aggiungersi. I numeri, in sostanza, dicono che la cultura è uno straordinario biglietto da visita per le Marche, e che il relativo turismo culturale rappresenta un traino fondamentale della sua economia.

Approfondendo le cifre, grazie a «Io sono cultura», il rapporto 2019 elaborato da Fondazione Symbola e Unioncamere, recentemente presentato – e fonte attendibile perché da nove anni quantifica in maniera scientifica il peso della cultura e della capacità creativa nell’economia nazionale –, si scopre come una regione di un milione e mezzo di abitanti si collochi ormai stabilmente al vertice delle graduatorie per la produzione di idee e iniziative (nella forma di manifestazioni, festival, rassegne, mostre) in grado di muovere flussi turistici importanti per quantità e qualità.

I dati dell’ultimo rapporto dicono infatti che il sistema della produzione culturale e creativa delle Marche ha fatto segnare, a tutto il 2018, quarantaduemila addetti, per un significativo totale di 2,2 miliardi di valore aggiunto. Sono valori che permettono appunto alle Marche di issarsi in quinta posizione tra le regioni italiane sia per quota di ricchezza prodotta (il 6%) che per quota di occupati (il 6,4%).



Prendendo poi le cifre relative alle singole province, la crescita è ancor più evidente con Macerata, Ancona e Pesaro Urbino capaci di posizionarsi tra le prime venti realtà del panorama nazionale. Ancor più nello specifico, Ancona si attesta ottava per incidenza del valore aggiunto (il 6,8%) mentre Macerata è prima in regione per incidenza dell’occupazione (il 7,1%), risultato che le consente di raggiungere l’undicesimo posto in Italia.

Banalmente, si può dire che a queste latitudini con la cultura si mangia e che si può offrire ai turisti, che le Marche stanno premiando, un esempio di qualità della vita alta. In questo senso, alla creatività culturale vanno certamente aggiunte le bellezze urbanistiche e naturali.

Su questo piano, però, la tragedia del terremoto è ancora lì, dopo tre anni, a dirci che paesi-gioiello sono sventrati e tanti cittadini vivono fuori dalla loro casa. Per loro l’eco del turismo è solo un malinconico ricordo.