Da sinistra Palacio, Vimini, Mariotti, Pizzi e Abel
Da sinistra Palacio, Vimini, Mariotti, Pizzi e Abel

Pesaro, 4 agosto 2018 - Eccolo il Rossini Opera Festival nell’anno del 150°. Ieri la tradizionale presentazione della 39ª edizione dal conte ‘Nani’ Marcucci Pinoli alla presenza di alcuni degli artisti impegnati nelle tre opere principali. Tre opere diverse e nuove produzioni che faranno sicuramente discutere. Dal Ricciardo e Zoraide (11 agosto) nell’attento allestimento ideato da Marshall Pynkoski, alla fresca e divertente Adina (12 agosto) di Rosetta Cucchi, la geniale regista pesarese finalmente nel cartellone principale del festival, fino all’ultima sfida teatrale di Pier Luigi Pizzi, impegnato per la prima volta nel Barbiere di Siviglia (13 agosto). Poche le anticipazioni su regie e allestimenti a dispetto della proverbiale loquacità cui ci aveva abituato l’ex sovrintendente, Gianfranco Mariotti. Ma con il corso pesarese già tracciato da anni (rispetto rigoroso della musica e ricerca di nuovi linguaggi espressivi), si sa già comunque che anche questa volta al Rof non ci saranno violenze e soprusi in direzione delle partiture. E se qualcuno preconizza già una sovrabbondanza di danze nel Ricciardo e Zoraide (Pynkoski è un ex ballerino e coreografo), Ernesto Palacio rassicura: «Non l’ho visto ancora tutto ma non prevarranno, ne sono certo. Certo nulla sarà lasciato al caso perché questo regista ama la precisione. Conta un passo dopo l’altro ed ha assegnato movimenti precisi anche ai cantanti». E’ stata annunciata una vera e propria rivoluzione.

Nel festival del rigore scientifico e del rispetto della tradizione, entra prepotentemente la tecnologia. Non solo un nuovo sito (curato da Websolute), ma ora anche una app. Resistono ancora libretti di sala e sottotitoli in proiezione. Ma ora c’è una applicazione gratuita per smartphone e tablet per seguire i testi delle opere nella lingua desiderata. «Per un pubblico per il 70% proveniente dall’estero – dice Palacio – è una buona notizia». Sarà una selva di piccoli schermi accesi? Nemmeno Ronconi nel 1984 con i suoi enormi tv color sul palco del primo Viaggio a Reims poteva immaginarsi che sarebbe andata a finire così.

Intanto Pier Luigi Pizzi annuncia ai giornalisti di essersi divertito non poco anche per questa ultima sfida: il Barbiere di Siviglia. Il maestro Sagripanti (Ricciardo e Zoraide), avrà invece un compito relativamente facile, ovvero quello di dirigere una compagnia di canto di primissimo livello dove spicca il nome di Juan Diego Florez. Mentre Rosetta Cucchi impegnata nella regia di Adina si dice felice di essere tornata «al festival da dove tutto è cominciato». Chiude Gianfranco Mariotti: «Fosse stato per gli albergatori avremmo dovuto fare tutti gli anni Barbiere e Cenerentola. Invece abbiamo avuto il coraggio di andare controcorrente e di far emergere il Rossini sconosciuto: la renaissance rossiniana».