The Andrè in scena
The Andrè in scena

Pesaro, 27 giugno 2020Non un clone e nemmeno un dissacratore; semmai un allievo attento e appassionato. Colto, riflessivo e molto più maturo degli anni che ha e non dichiara: probabilmente tra i 25 e i 30. In fondo il mistero che circonda The Andrè (in concerto al Teatro Sperimentale sabato 27 giugno per l’organizzazione di Amat), è parte del suo successo. Il non avere un’identità certa (persino il suo management tiene rigorosamente riservato il suo nome anagrafico), alimenta quell’alone di mistero che le esibizioni live semmai accrescono.The Andre, esemplare quasi unico di cantautore trap, si presenta infatti sul palco con una felpa ed un cappuccio, occhiali scuri ed una luce fissa in controcampo. Impossibile dunque riconoscerlo. Ma non è un vezzo, una questione commerciale o di marketing, semmai voglia ferrea di mantenere la privacy e continuare ad alimentare quello che lui in fondo ha sempre definito in maniera disincantata “tutto un gioco”. 

E allora ci spiega come è nato questo gioco?
“Dal web di cui sono stato sempre un attivo frequentatore. Lì ho cominciato a postare dei filmati su youtube e non mi aspettavo certo tutto quel successo”.

Dice davvero? Eppure la sua voce è simile a quella di Fabrizio De Andrè e le sue canzoni più che dissacranti pare abbiano dato una vernice nuova a quei brani.
“In realtà ho ascoltato De Andrè per anni fino a nutrirmene quotidianamente fin quasi alla venerazione. E’ stato un abbeveraggio continuo alla sua fonte. Ed è finito così che ne ho assimilato il timbro, lo stile persino le cadenze. Ma ora ho cominciato da qualche tempo a muovermi su un terreno nuovo e più personale. Ormai non salgo più sul palco pensando in maniera ossessiva alla voce e ad assomigliare a Faber. Anzi qualcuno ha cominciato anche a farmelo notare”.

E in conseguenza a questo suo progressivo ‘distacco’ da De Andrè non ha paura di perdere il successo?
“Forse in un primo momento pensavo chissà, se faccio cose mie qualcuno mi ascolterà? Ora invece sono molto più sicuro di me e delle mie capacità. In fondo anche questo lockdown è servito a rafforzare questa mia consapevolezza”.

Ma non si sente in qualche modo erede del maestro De Andrè?
“Nient’affatto e non sono un cantautore del terzo millennio; semplicemente sono da sempre un suo fan”.

Ha conosciuto Dori Ghezzi, Mussida, la PFM; insomma quelli che hanno lavorato con Faber. Per lei è stato un po' come entrare in una luna park?
“Direi piuttosto in una Chiesa ed ho avuto la fortuna di conoscere delle persone straordinarie”.

Senta ma le cover di canzoni di suoi colleghi noti non le sembrano quelle sì un po' dissacranti ed una presa in giro?
“No semmai dimostrano come dei testi vestiti in maniera diversa possano piacere anche a persone che altrimenti quei brani non li avrebbero mai ascoltati”.

Cosa proporrà nel suo concerto?
“Tutti le canzoni del mio ultimo disco (Themagogia), qualche cover e il nuovo singolo “Captatio benevolentiae”.

Senta ma un titolo così? Non si sente per caso un giovane cantautore colto?
“No, leggo studio, approfondisco ma non mi sento colto, semmai curioso”.

Anche a Pesaro suonerà camuffando la sua identità?
“Certo perché dovrei cambiare? Poi ormai mi sono abituato anche al caldo”.