CLAUDIO SALVI
Cronaca

A scuola il cinema diventa arte “Le belle estati“ del Mengaroni

Tra i film presentati alla Mostra di Pesaro anche quello firmato da Mauro Santini e girato con gli studenti

A scuola il cinema diventa arte “Le belle estati“ del Mengaroni

A scuola il cinema diventa arte “Le belle estati“ del Mengaroni

Tra i film presentati alla Mostra del nuovo cinema, uno in particolare aveva per autore e regista, un “pesarese“. Si tratta del lungometraggio firmato da Mauro Santini, (originario di Fano da anni residente a Pesaro), che ha presentato con successo “Le Belle estati“. Una produzione del Liceo Artistico Mengaroni nell’ambito del Piano nazionale cinema e immagini per la scuola.

I personaggi dei romanzi di Pavese “La bella estate“ e “Il diavolo sulle colline“ dialogano tra loro in un montaggio alternato che porta le narrazioni a mescolarsi in un unico flusso attraverso le voci e i volti degli studenti del Mengaroni.

Santini, come è stato girare Le belle estati?

"Forse l’esperienza più bella da quando faccio film; la condivisione con oltre cinquanta studenti è stata entusiasmante".

Come mai ha scelto la rilettura di due romanzi di Pavese e perché questi due titoli?

"Il film è concepito come un gioco di specchi tra le “belle estati“ dei giovani dei romanzi e quelle degli studenti. Pavese è stato un autore fondamentale per la mia formazione e dunque il film è anche la verifica di quanto i giovani d’oggi possano percepire vicine e attuali queste tematiche a oltre 70 anni dalla loro scrittura e a 40 dalle mie letture giovanili. Ho scelto di far dialogare tra loro due titoli con grande presenza giovanile, allo scopo di ampliare la presenza di studenti davanti alla macchina da presa. Inoltre, le letture sono affidate a più figure per lo stesso ruolo, per garantire ancor maggiore partecipazione".

Quale la risposta dei ragazzi?

"Notevole a fronte di un progetto complesso e pieno di incognite. Dapprima gli studenti si sono calati nei temi e personaggi pavesiani. Buona parte del film racconta questo atto di appropriazione, operazione elaborata insieme al loro insegnante di lettere, Rossano Baronciani, con il quale è stata delineata la drammaturgia. Durante tre mesi di letture si sono gettate le fondamenta orali del film, su cui poi innestare il racconto visivo. Una volta acquisita questa consapevolezza gli studenti hanno portato l’esperienza nel loro quotidiano e narrato questo sentire mediante i loro sguardi sul mondo e sui luoghi della loro infanzia".

Non è la prima volta che lei gira con degli studenti. Cosa trova di interessante da loro?

"Sono ormai diversi anni che il Liceo Mengaroni sostiene i progetti che presento, finanziati come questo da Ministero della Cultura e Ministero dell’Istruzione. Propongo un’idea di cinema ‘altra’ rispetto a quello tradizionale; un cinema fatto principalmente di sguardo, dell’Io che osserva il mondo e lo trasmette allo spettatore".

Cosa ha ricavato da questa esperienza?

"Questo progetto è il completamento di un percorso che spero possa proseguire. Dall’entusiasmo dei giovani ricevo un’energia che amplifica la mia passione nel fare film. L’aspetto di condivisione in sala (come in occasione del PesaroFilmFest con 400 spettatori e lo Sperimentale sold out), rappresenta la giusta conclusione del lavoro svolto assieme. Il film è stato recentemente premiato al Sicilia Queer Filmfest nel concorso internazionale lungometraggi, sottolineando la necessità di maggior diffusione futura per un progetto ritenuto meritevole di maggior attenzione".